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Archive for ottobre 2017

È fuoco d’artificio arancione

il magico frutto di antica fiaba

che apre passaggi di trasformazione.

“Dolcetto o scherzetto” un modo di dire

per ataviche paure da sopire.

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Usare la foto di Anna Frank per recare offesa all’avversario sportivo è l’ultima deriva folle di una folle società alla deriva.

Una società che si nutre, o meglio sopravvive, di pane e circo. Pensando che la poesia non dia pane. Già. Perché dà molto di più. Qualcosa che viene prima del pane. Perché prima della bestia che mangia c’è l’uomo che pensa.

Rendere epiteto offensivo l’immagine di una ragazzina che, insieme a milioni di persone, non ha potuto vedere se stessa fiorire per un diabolico progetto di sterminio, ti rende incredulo. Poi ti accappona la pelle. Solo in un terzo momento ti poni razionali domande: “Di chi sono figli costoro, geneticamente e socialmente?”, “Quanti e quali libri non hanno mai letto?”, “Quanto ignorano di Anna Frank, del secolo breve e del caduco umano percorso?”.

Razza davvero barbara quella umana.

E dire che Anna Frank scriveva: “Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

Ma nell’affermare che siamo tutti Anna Frank rischiamo di raccontare l’accaduto solo nell’acqua smossa di superficie. Perché tanti ancora non hanno neppure sfiorato il suo doloroso vissuto. E tutti noi continueremo solo per difetto ad avvicinarci al suo più interno vissuto.

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La foto scattata dal nostro astronauta Paolo Nespoli dalla Stazione Spaziale Internazionale ci ricorda in modo drammatico la sofferenza del pianeta Terra.

La Pianura Padana si evidenzia per una vasta nube marrone che oscura il blu consueto.

Il respiro si fa corto, secco in ogni dove. Urge acqua e lungimiranza umana.

Altrimenti anche il testo di Rino Gaetano, che invoca liberatorio almeno il blu del cielo, rischia di essere surclassato da un tempo storico sempre più indifferente e veloce. Nonché miope.

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“Pinguini” di Sebastião Salgado

Riguardando questa famosa foto di Sebastião Salgado ho ripensato alla moria di cuccioli di pinguini.

E non ho potuto che riflettere sul destino inesorabile di tutte le specie viventi.

Un destino intessuto, a trama fittissima, di salti nel vuoto. Con una disperata rete di protezione, a maglia larghissima.

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La notizia che la marcia dei pinguini sia stata quest’anno una strage di cuccioli, con ovvie conseguenze sul futuro della specie, mi ha fatto pensare alla nave di bambini migranti, molti dei quali sbarcati soli. Dopo un viaggio lungo e rischioso. Come quello dei piccoli pinguini.

Da una parte una natura aspra, complice l’uomo. Dall’altra un mondo sottosopra, ancora complice l’uomo.

Con gli ultimi nati ad arrancare a fatica nella corsa alla sopravvivenza. Siano essi pinguini o bambini.

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“Guerrillero Heroico” – Ernesto Che Guevara fotografato da Alberto Korda (6 marzo 1960)

Se chiedi chi sia “El Che” all’ultima generazione, questa ti risponde: “Che?”

Se la domanda la si rivolge alla generazione precedente, ti viene mostrata una T-shirt col volto inconfondibile del Comandante.

Se procedi ancora all’indietro nel tempo, alla richiesta ti accolgono con una frase-simbolo, “Hasta la victoria siempre“.

Cinquant’anni fa, il 9 ottobre 1967, veniva ucciso in Bolivia, dall’esercito nazionale, Ernesto Che Guevara. Di lui oggi resta il mito, ma poca conoscenza. Come se certe pagine di storia, soprattutto quelle controverse, perdessero col tempo i loro colori primari.

Fino a sbiadire irrimediabilmente.

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È uno dei film che più ha contribuito a diffondere nel mondo l’immagine di Firenze e della sua bellezza.

“Camera con vista” di James Ivory compie 30 anni, ma la pellicola con tre Oscar vinti continua a sprigionare incanto per la potenza di tutti gli elementi in gioco. La felice scrittura di E.M.Forster dal cui romanzo è tratto il film, la maestria registica di Ivory non nuovo a tali risultati, il delicato equilibrio attorale su cui spicca una notevole Maggie Smith, la magica luce di cui appare ammantata la città medicea e la sua assolata campagna.

Come dimenticare infatti quella collina di spighe mosse dal vento in cui la rivelazione si rende palese ma non ancora possibile? Sarà necessaria la terra d’Albione a sciogliere i nodi. Rendendo sempre più forti i legami tra gli inglesi e la Toscana.

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