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Archive for settembre 2017

Era il 1967 quando nacque la canzone “29 settembre”, il primo grande successo della coppia Battisti – Mogol, cantata dall’Equipe 84 con la voce di Maurizio Vandelli, che le diede un arrangiamento psichedelico. In modo tale che il suono si accordasse al sogno.

Un sogno lungo un giorno, il 29 settembre appunto, come ricorda lo speaker radiofonico nel testo.

“Seduto in quel caffè / io non pensavo a te”. E allora tutto é possibile, anche un nuovo amore, per quanto breve. Il tempo di un giorno, 29 settembre. Che è diventato però memoria collettiva, oltre quel sole che sorgendo aveva cancellato tutto.

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Un unico velo si è oggi visto sulle prime pagine dei quotidiani italiani.

Infatti la notizia che in Arabia Saudita sia caduto il divieto per le donne di guidare l’automobile è apparsa solo su “La Stampa”, che ha scelto la foto di una ragazza velata al volante per sottolineare l’epocale, per quelle latitudini, evento.

Curioso che per le altre testate nazionali sia calato, in prima, il velo su tal genere di news. Come se il chador l’avessero indossato loro.

Ps: il giorno seguente, 28 settembre, il “velo” si è in parte sollevato: “La Repubblica” e “Il manifesto” posizionano in prima la storica notizia. E se fosse un velo di Maya?

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Nell’adulto si cela un bambino, una parte in continuo divenire, che richiederebbe costante cura e attenzione”.

Carl Gustav Jung

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“La stanchezza del melograno” – Photo by Ester Maero

Il mio melograno comincia a dar segni di stanchezza.

Infatti, pur mostrando pomi rigogliosi, ricorda a me, viandante talvolta distratto, che l’autunno incombe. Ogni mattina mi presenta certificazione del passaggio di stagione. Con le foglie, già smeraldo ora oro, a raccontarmi del volgere di tutte le viventi cose.

Eppure quel tappeto che si fa affettuosa protezione del terreno e del suo futuro mi fa ben sperare del volgere delle umane cose.

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Come sarebbe vivere su un mondo-pesce?

Avremmo forse di più di quanto non sembra mai dover venir meno. E che invece sta diventando raro e prezioso.

Più acqua, più orizzonte, più silenzio.

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“Quella voce ci affascinò come un sortilegio, un prodigio che non si poteva definire in alcun modo, la si poteva soltanto ascoltare come prigionieri di un incantesimo, di un turbamento mai esplorato prima. Ma non si può rendere appieno la tempesta di emozioni che suscitava in chi l’ascoltava per la prima volta. Perché Maria è un regalo di Dio che non si può definire nel tempo: Maria c’è sempre stata e ci sarà per sempre.”

Franco Zeffirelli, regista, su Maria Callas, scomparsa il 16 settembre 1977.

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Dedico al ministro della Pubblica Istruzione (sigh!) Valeria Fedeli e alla sua più recente intuizione (sob!), ovvero quella di permettere l’uso dello smartphone a scuola durante le lezioni, il video “Are you lost in the world like me?” di Moby, che coglie (lui sì) i segni di questo tempo.

Con la speranza che le illustrazioni di Steve Cutts coi richiami ai fumetti anni ’30, da Betty Boop a Popeye, possano restituire lucidità a chi di scuola si occupa. Anche se non in prima persona ma per sentito dire.

La nostra desolante dipendenza dagli schermi, come la definisce Moby, è forse quanto non dovremmo trasmettere a chi vogliamo cresca libero, con proprie capacità critiche, autonome visioni del mondo e autentiche interazioni con gli altri.

“Fedelmente”, espress451.

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Foto di Steve McCurry, 11 settembre 2001

Quel giorno ebbi la chiara percezione che era quello il mio dovere, che dovevo farlo, che ne andava della mia responsabilità di fotografo e di essere umano. Dovevo fotografare l’accaduto per creare una memoria degli eventi“.

Steve McCurry, fotoreporter statunitense

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Questa canzone funziona perché motteggia con tratto leggero il mondo che viviamo, con giochi arguti di parole, come quello sui “contatti” fisici e virtuali o quello sul gioco antico di “carta, forbice e sasso“. E poi i richiami ad altro che è scomparso, più seriamente, dal nostro orizzonte: “hai presente le stelle, le torri gemelle / quelle che non esistono più”.

Il video non poteva quindi che strizzare l’occhio ad un mondo in bianco e nero, quello di un tempo altro, con una citazione musicale anni ’80, “L’estate sta finendo” dei Righeira sul refrain “Ma tu mi manchi / Mi manchi / Mi manchi / Mi manchi in carne ed ossa / Mi manchi nella lista / Delle cose che non ho, che non ho, che non ho”.

Un giocoso selfie dell’esercito che siamo diventati, tanti like e poco più.

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Quando Pavarotti nacque, Dio gli baciò le corde vocali.” – Daniel Hicks, The New York Times 

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