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Archive for febbraio 2017

É la prima volta che accade in ottantanove edizioni. L’Oscar più atteso, quello per il miglior film, l’ultimo assegnato nella lunga notte delle stelle, é stato annunciato per “La La Land” e subito rettificato (“It’s not a joke”) per “Moonlight” di Barry Jenkins, che aveva già vinto in altre due categorie.

Così sono sei le statuette per il musical dedicato “ai folli e ai sognatori”, tra cui anche la regia con Damien Chazelle, 32 anni, il regista più giovane di sempre a ricevere il premio.

Un’edizione degli Oscar che premia da un lato il black power e dall’altro la forza del sogno. Di tutti, ma soprattutto americano. Infatti se “Lalaland” é parola inglese per “stato mentale euforico e sognante”, é anche vero che L.A. rimanda alla Los Angeles del film e del cinema in assoluto.

Anche se il premio forse più sintomatico del tempo che viviamo é quello a “Il cliente” come miglior film straniero, del regista iraniano Asghar Farhadi. Assente giustificato. Ha scelto di non usufruire del permesso speciale per entrare negli Stati Uniti, protestando così contro il Muslim Ban di Mr.President Trump.

Segno dei tempi. Poco luminosi, nonostante le stelle della settima arte.

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“La pop art é un modo di amare le cose.” – Andy Warhol

La scelta di Warhol di raccontare anche gli oggetti del quotidiano, rendendoli icone, ha cambiato per sempre il modo di guardare le cose.

E anche di amarle, come sottolineava lui. Andy Warhol, genio creativo e visionario.

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Greenery Pantone 2017

“Greenery”, letteralmente “verdura”.

E’ il colore Panthone per il 2017.

Un incrocio di verde e giallo, tranquillizzante come un prato, acidulo come una mela acerba.

Evoca i germogli. Quindi la rinascita. Quindi la speranza.

Un autentico bonheur per il tempo poco colorato che stiamo percorrendo.

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Risultati immagini per umberto eco e sigaro

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».  Umberto Eco – giugno 2015

Ps: Un anno in sua assenza. In sottrazione del suo punto di vista. Che manca. Perché spiazzante e caustico, intelligente e ironico, provocatorio e anticipatorio.

Chissà cosa avrebbe detto, ad esempio, dell’attuale “gioco del cerino” in casa Partito Democratico.

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Jaime Rojo, "The Monarchs in the Snow" - 2017

Jaime Rojo, “The Monarchs in the Snow” – 2017

Sembra un quadro. Invece è una foto. Tra quelle vincitrici del World Press Photo 2017 sezione natura. Autore Jaime Rojo. Titolo “The Monarchs in the Snow”.

Sono farfalle Monarca addormentate, ibernate dicono gli esperti, sulla neve. Caduta abbondante e inaspettata in Messico. Dove non dovrebbe. Ma dove l’uomo, con i suoi comportamenti ha fatto in modo che accadesse. Variando, o meglio storcendo, il corso naturale degli eventi.

Ma la Natura batte l’uomo 1 a 0 sempre. É diventata “resiliente”, adattandosi alle difficoltà. Così questo tappeto di butterflies attende diligentemente che il bianco sottostante le loro ali si smaterializzi. Per tornare poi a dare forma volante al proprio essere. E ai nostri sogni.

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J.M.W. Turner, "Norham Castle Sunrise" - 1845

J.M.W. Turner, “Norham Castle Sunrise” – 1845

“Ti ricordi, papà?”, ti domando, domandandomi, nei miei colloqui interstiziali.

E la risposta, sottile lamina dorata, mi giunge acuta e lieve.

Inaspettato raggio di metà febbraio.

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Chissà perché celebrare solo il giorno di Raccolta.

La vera dedizione sta nella Semina.

Che é Attenzione al terreno rivolta.

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Risultati immagini per sanremo 2017

Continuo a pensare che la canzone vincitrice del Festival di Sanremo racconti, per via melodica, il sentire del Paese. E in parte la sua direzione.

In “Occidentali’s Karma” del vincitore Francesco Gabbani si respira il clima che è: “L’intelligenza è demodé / Risposte facili / Dilemmi inutili“. Con una visione allegra e leggera, seppure molto acuta, e due citazioni colte, “Il gorilla” di De André e il saggio dell’etologo Desmond Morris: “Lezioni di Nirvana / C’è il Buddha in fila indiana / Per tutti un’ora d’aria, di gloria / La folla grida un mantra / L’evoluzione inciampa / La scimmia nuda balla / Occidentali’s Karma“.

Altri versi però raccontano, anch’essi, il nostro dipanarci. Storie di violenza domestica in “Vietato morire” di Ermal Meta, terzo classificato e Premio Mia Martini: “E la paura frantumava i pensieri / Che alle ossa ci pensavano gli altri“. Comunque con un messaggio d’orizzonte positivo: “La vita che avrai / non sarà mai distante dall’amore che dai“.

E ancora, quello che siamo e spesso dimentichiamo con “Che sia benedetta”, Premio Lucio Dalla, cantata da Fiorella Mannoia, seconda classificata: “Siamo eterno siamo passi siamo storie / Siamo figli della nostra verità. […] In questo traffico di sguardi senza meta / In quei sorrisi spenti per la strada.”

E che dire poi del tempo, categoria che ci dichiara esseri viventi? La canzone di Marco Masini lo rivela fin dal titolo “Spostato di un secondo”, con pensieri di scoperta e cambiamento, anche se per un solo momento: “Ho scoperto che l’amore è un’arte da capire / e l’ho scoperto così semplicemente amando / Che tutto cambia mentre lo stai vivendo  e che alcune cose si allineano a stento. […] E adesso vorrei sapere / come sarebbe il mondo / se tutto quanto fosse / spostato di un secondo.”

Sono solo canzonette? Forse. Ma anche questi versi dicono in cosa siamo immersi.

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Steve McCurry - INDIA. Jodhpur. 2007.

Steve McCurry – INDIA. Jodhpur. 2007.

Far della sera. Messaggio Whatsapp. Ex allievo lontano nel tempo, a cui torno in mente (“grazie per essere passata nei miei pensieri“) per un libro di Anna Marchesini a cui associa il mio libro di poesie: “Quindi ho ricercato il tuo blog per vedere se tutto procedeva; ho avuto nostalgia, ma una di quelle che ti fanno sbocciare un sorriso.” Dopo il passato mi aggiorna sul suo presente, fatto di canto lirico, all’Opéra di Montecarlo e tournée per l’Europa. Una costruzione iniziata quando ci siamo incontrati, due lustri fa, insegnante e allievo, con visioni mie sul futuro di lui e primi passi suoi in quello che sarebbe stato il suo oggi. E tentativi, prove, work in regress che si fa progress. Con lui, come per gli altri studenti. Ognuno coi suoi tempi e modalità e sogni. E via via qualcosa che prende “forma”, su cui credere, scommettere, applicarsi, cambiare il tiro, rivedere la rotta, navigare ancora. A volte a vista. Insieme alla convinzione però che in qualche modo, per ciascuno, si renderà palese la sua specifica “forma”.

E allora non posso poi non pensare per associazione, neppure troppo libera, alla “formazione” docenti, quella che la “Buona scuola” ha brevettato come sua scoperta, definendola “continua” e “permanente”. Ma davvero noi docenti avevamo necessità di vedere scritto per regio decreto tale lapalissiana verità? Penso ai miei libri, amati e imprescindibili compagni di viaggio. E alle scritture, di getto, meditate, rivisitate. E ai film d’autore visti in sale d’essai. E alle performance teatrali, quelle classiche e quelle sperimentali. E alla curiosità, mia bussola permanente. Che mi conduce ad un testo inedito di Leonard Cohen, ad una conferenza “liquida” di Bauman, ad una possibile associazione tra i passi solitari di Corto Maltese e a quelli non così diversi di Ulisse. Cammini miei che di necessità, anche solo osmotica, diventano passi di chi è studente “mio”.

Così mi chiedo dove possa dirigersi un Paese in cui colui che per professione “mette segni”, “insegna” appunto, deve certificare i propri “segni” attraverso un preciso numero di ore di qualche corso accreditato, dimenticando quanto quella professione non sia omologabile ad altre. Perché essa ha un feedback, quello sì, “continuo” e “permanente”, che sposta sempre i termini del tuo essere “forma”: quando correggi un compito, quando noti un comportamento, quando cerchi una soluzione relazionale, quando respiri il clima di una classe, quando tenti di muovere leggerezza, quando ascolti profondità, quando accogli emozioni, quando ripensi alle tue. In un feedback realmente continuo e permanente. Che è anch’esso formazione.

Come quel messaggio giunto a me sul far della sera. Che è stato un “segno” anch’esso. Sapere che quell’allievo di ieri ha preso una sua “forma” nell’oggi rende reali le mie lontane “visioni” sul suo divenire. E allora, quasi quasi, io autocertifico, con quel messaggio e con i pensieri che ha attivato, una manciata di tempo di “formazione”. Quanto esattamente? Q.b., come il sale. Tanto quanto basta.

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Festival 1967. Eliminazione. Camera d’albergo. Un colpo di pistola. E a ventinove anni chiudeva la sua parabola terrena Luigi Tenco, cantautore di talento della scuola genovese, quella di Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi.

Canterò finché avrò qualcosa da dire, sapendo che c’è chi mi sta a sentire e applaude non soltanto perché gli piace la mia voce ma perché è d’accordo con il contenuto delle mie canzoni. E quando nessuno vorrà più stare ad ascoltarmi, bene, canterò soltanto in bagno facendomi la barba. Ma potrò continuare a guardarmi nello specchio senza avvertire disprezzo per quello che vedo“.

In lui passione, dignità, fierezza. E sensibilità. Non solo musicale.

Ps: il 7 febbraio 1987 si spegneva, proprio durante il Festival, la potente voce di Claudio Villa, detto “il reuccio”.

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