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Archive for agosto 2015

art decò

E se un giorno potessimo farci il mare a cubetti?

Come i cubetti di ghiaccio.

Per un bagno a portata di mano.

Per divagare, acqua e sale, tra i nostri pensieri.

O anche solo per contemplarlo. Ad orizzonte ridotto.

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missiroli2

Titolo e copertina rischiano di essere fuorvianti. O, meglio, non comprensivi del tutto.

Perché “Atti osceni in luogo privato”, Premio Mondello 2015,  è la storia di Libero Marsell, del suo approccio alla vita, della sua conoscenza del mondo, erotico-intellettual-amicale. In una parola, vitale.

E’ la storia cioè di quanto nella vita si incespica, si cammina, si impara, si ama, si perde, si conquista.

Mi è rimasto addosso che siamo permeati, e molto, di chi ci è stato intorno. E di chi abbiamo voluto intorno.

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tamara1

Ultimi giorni per una mostra, a Torino – Palazzo Chiablese, di notevole valore intorno ad un’artista elegante e trasgressiva, Tamara de Lempicka. Con una parabola artistica che si è estesa dall’Art Déco a quella astratta.

Già attraverso la “Ragazza in verde”, posta all’ingresso, l’artista si rende esplicita, per tratto ed intenzione: geometrico e spigoloso l’uno, provocatoria e sensuale l’altra. E con quel vestito verde che sembra incollarsi alle forme della modella, senza renderla però mai volgare, anzi sublimandola.

Così accade ai suoi famosi nudi piuttosto che ai ritratti della figlia Kizette, nonché ai quadri sacri e alle nature morte. La sensualità del suo sguardo è presente ovunque, rendendo enigmatici oggetti e figure. Come voleva.

Nell’arte e nella vita.

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Giambattista Tiepolo, "Il giudizio di Salomone" (1726-1729)

Giambattista Tiepolo, “Il giudizio di Salomone” (1726-1729)

Una studentessa insieme al fidanzato sfregia con l’acido il proprio ex.

In attesa di un figlio, viene condannata a 14 anni.

Nasce il bambino, senza colpa, se non quelle dei padri.

Che però ricadono sui figli, anche se non consapevoli.

A chi consegnarlo per un minor danno?

Madre, nonni, affido, adozione?

Interrogativi etici senza soluzioni migliori.

Comunque vada perdono tutti.

Senza perdòno.

Ps: poi pensi al cognome di quella madre, Martina Levato, e sussulti al nomen omen che tanto sembra già aver scritto.

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città vuota

A passi lenti per una città vuota.

Sensazione di straniamento.

La metafisica per fondale.

De Chirico per guida.

E il vuoto che ti fa pieno.

Così respiro la mia città.

Che per qualche giorno va in apnea.

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Con tale titolo, “Senza fare sul serio”, la stagione più adatta per questo singolo di Malika Ayane non poteva che essere l’estate.

E infatti spopola, tra caldo e gelati, ed è disco di platino. Per una melodia che si insinua sottile e corrosiva come quel tempo di cui racconta nel testo, e che me lo ha fatto amare fin dall’uscita. Proponendolo a fine anno alla mia classe come chiusa del nostro percorso letterario/cinematografico sul tempo. Vitale accidente da non prendere troppo sul serio.

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Giovanni Segantini - "Riposo all'ombra" (1892)

Giovanni Segantini – “Riposo all’ombra” (1892)

L’ombra non è per tutti. E neanche la siesta.

C’è chi preferisce luce piena e movimento espanso. Sempre, anche quando fuori la canicola impera e la palpebra s’abbassa.

Io rientro tra gli umbratili che adorano la pausa. Anche quando fuori piove e la persiana non si abbassa.

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Altro tormentone estivo. Travolgente soprattutto nel ritornello de Il Cile. Ma il rappato di J-Ax non è da meno, per quella commistione di “alto-basso” che rende tutto un infinito blob. Con la verità non sempre beltà.

E così il singolo “Maria Salvador feat. Il Cileè già doppio disco di platino. Con tutti noi a molleggiare su quella rima “rivoluzione/ canzone” che racconta molto di più di quanto non sembri.

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anatra-mandarino

Ma se dovessi proprio dire lo stile che preferisco, dirò che è quello dell’anatra, che senza sforzo apparente fila via tranquilla e impassibile sulla corrente del fiume, mentre sott’acqua le zampette palmate tumultuosamente e faticosamente si agitano: ma non si vedono“. – Raffaele La Capria, da “Lo stile dell’anatra”.

Ogni volta che vedo delle anatre scivolare con ancestrale grazia sull’acqua ripenso a questo passo di La Capria, e a quanto tutto ciò sia metafora della leggerezza, quella di scrittura, ma anche quella di stile e di vita.

Energica fatica nello zampettare, ma senza essere visti, dando sempre, di grazia, l’impressione appunto che il fare sia leggero.

Con un giocoso esito finale e pubblico del pensiero, pur dopo tanti sforzi solitari e tormentati e spesso infruttuosi.

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Sono trascorsi 70 anni, brevi e lunghissimi, da quell’orrore.

Che fu l’errore umano più disgraziato e folle.

Tragico monito a quanto l’umanità possa perdersi. Senza ritorno.

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