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Archive for 24 luglio 2015

estatea

La si può ancora chiamare estate questa copia affaticata e sbiadita dell’estate ideale?

Con una temperatura di calcuttiana memoria,  l’aria ozonata senza refolo alcuno, il mare non più meta di refrigerio ma brodo in cui i pesci cominciano la loro cottura, la pioggia non quella leggera del pineto dannunziano ma stretta parente di quella monsonica, si può ancora parlare di estate?

La parola estate, almeno io, la associo con il benessere tout court: giornate allungate a dismisura come i corpi finalmente a bearsi senza troppo vestiti, le nuotate infinite cercando di cogliere le correnti subacquee fredde per seguire un branco di sardine, profumi di soffritto olio e aglio in cui tuffare le vongole maritate ai pomodorini, le cicale ad accompagnare le ore più calde e più lente, la brezza della sera per giri di valzer e cuore, l’incantamento di fronte alla solita ombra stampata sul muro, le infradito a calzare i passi liquefatti del giorno, la fetta d’anguria a placare l’arsura felice del tempo che va senza ore…

Questa per me è l’estate.

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