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Archive for gennaio 2015

mattarella

Con un numero di voti più ampio del previsto, 665 sui 505 del quorum, il giurista palermitano Sergio Mattarella è il 12° Presidente della Repubblica Italiana.

Unanime il giudizio sulla persona, di altissimo profilo e rigore, uomo delle istituzioni e garante della Costituzione, ma anche sul suo cursus honorum, già ministro negli anni ’90 e dal 2011 giudice costituzionale. Il suo imprimatur è stato posto sulla legge elettorale che porta il suo nome, Mattarellum, e su quella di riforma delle Forze Armate che abolì il servizio obbligatorio di leva. Restano famose le sue dimissioni da ministro per protesta contro la legge Mammì pro-Berlusconi e la sua definizione “un incubo irrazionale” l’ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo. Era stato però un evento privato, l’uccisione di mafia nel 1980 di suo fratello Piersanti, allora Presidente della Sicilia, a farlo entrare sulla scena politica pubblica, costringendolo a mettere da parte il suo ruolo da studioso. Ora un nuovo ruolo, quello istituzionalmente più alto.

Ma in questi giorni di elezione è stato paradigmatico, a livello di strategia politica, il “machiavellismo” sotteso ai “giochi”, “scarti” e “accordi” che i “mossieri” hanno compiuto per le proprie “contrade”. Come per il Palio, è il cavallo che entra per primo a segnare il passo degli altri. La prima, e unica, mossa a sorpresa, la fa il premier fiorentino, un nome secco e irrinunciabile, per ricompattare i suoi. La sinistra così si ritrova unita, col “tradito” Nazareno a fare solo più da sfondo. E gli altri, spiazzati, non possono che scegliere l’astensione o la salita sul “grande carro”. Il Ministro degli Interni, poi, a non votare il Presidente rischia un unicum istituzionale, aprendo un possibile vulnus, alias l’apertura di una crisi di governo. Così tutto rientra e Sergio Mattarella diventa il Presidente in pectore. E forse a breve, la Storia insegna, “risorge” anche il Nazareno. Tutto che sembra cambiare, affinché nulla in realtà cambi.

Ma oggi è il giorno di Sergio Mattarella: giurista, politico. E da oggi 12° Presidente della Repubblica Italiana.

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elezione-camere-riunite

Oggi, a Camere riunite, si comincia a “lavorare” per eleggere il Nuovo Presidente della Repubblica.

Salterà il cosiddetto “Patto del Nazareno”?

O vincerà il “Partito del Nazareno”?

Oppure, a sorpresa, dal “cappello” parlamentare esce proprio chi non ci aspettiamo ma vogliamo?

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giorno memoria1

Il 27 gennaio 1945, all’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitzfu rivelato al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Alla luce degli ultimi e drammatici eventi francesi c’è da chiedersi se tutti noi stiamo tenendo fede a quell’impegno, a quel “patto” civile su cui abbiamo giurato di rifondarci, tenendo sempre l’attenzione alta e la memoria viva, in modo che una tale ecatombe non sia più. Senza dimenticare che proprio in sordina cominciò, col silenzio di tanti.

Un modo per ricordare è “inciampare”. Così ha pensato l’artista tedesco Gunter Demnig che dal 1995, partendo da Colonia, ha installato oltre 50.000 “pietre d’inciampo”, le Stolpersteine, nel selciato di molte città europee (ora anche a Torino, con la posa della pietra numero 50.000), davanti alle abitazioni teatro di deportazioni. Così i sampietrini riportano sulla piastra d’ottone il nome della persona deportata, con l’anno di nascita, data e luogo di deportazione e data di morte se conosciuta. Tentando così di restituire individualità a chi era stato ridotto a numero. Un modo per restituire memoria storica. Inciampando, fermandosi, riflettendo.

pietre inciampo

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leone

Lo so, si tratta di una mostra ormai conclusa. Ma “C’era una volta in Italia. Il cinema di Sergio Leone” merita una riflessione su quanto di questo cineasta visionario e innovativo ci sia ancora da indagare e scoprire, traendone insegnamento e piacere.

Immagini, documenti, costumi, pistole, frammenti, testimonianze, rarità d’archivio, inediti e fotografie della famiglia Leone sono state raccontate con cura e dovizia di particolari. Ripercorrendo il cammino da pioniere di Sergio Leone nella filmica europea del Far West.

Ed è nella comparazione di alcune sequenze che si scopre che la genesi del famoso “triello” finale de “Il buono, il brutto, il cattivo” sta già, in nuce, nella scena del duello della pellicola precedente, “Per qualche dollaro in più“, in cui Clint Eastwood interpreta già il “terzo” che, solo guardando, partecipa però alla sequenza stessa. E non appare un caso che nel “triello” lo spettatore ritrovi poi Clint il “buono” e il “cattivo” Lee Van Cleef, scoprendo invece trasformato il precedente indio Gian Maria Volonté nel “brutto” Eli Wallach.

Un cinema epico quello di Sergio Leone. Non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello letterario.

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marsala_634

La “Pantone”, l’azienda fornitrice di colori standard per il design e la moda, ha dichiarato il “Marsala” colore del 2015.

Una tinta raffinata, dalla tonalità calda, liquorosa appunto, di rosso, “che arricchisce la nostra mente e la nostra anima, dando sicurezza e stabilità“, ha detto Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del “Pantone Color Institute”.

E allora un brindisi al nuovo anno con “Marsala”! Rigorosamente 18-1438 Pantone.

Ps: avevo pensato a questo post per l’inizio d’anno. Poi, come spesso avviene, molto dagli eventi è scardinato, e quindi bypassato. Soprattutto se il tempo si arrotola sempre più in fretta su se stesso. Non permettendo quindi alla porta di rientrare nel suo cardine. Perché il legno nel frattempo si è gonfiato.

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amore-bugiardo-

L’amore è di necessità bugiardo? Sembra questa la domanda sottesa a tutto il film.

Quando vedi le bugie di lui che fanno pensare a qualcosa di ben preciso.

Quando scopri le bugie di lei che fanno giungere a qualcosa di più sfumato.

Il finale può spiazzare. O essere considerato geniale. E io scelgo la seconda possibilità. Perché sparigliare le carte è da superbi narratori.

Ps: La bravissima Rosamund Pike è in “odore” di Oscar proprio per questo ruolo.

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papa

Appena ho sentito Papa Francesco a proposito del “pugno” mi sono detta: “E l’altra guancia che noi cristiani dovremmo porgere?“.

Poi riflettendoci è stata evidente la reazione istintiva del Papa. Che, pensando ad un’offesa alla propria madre mossa persino da un suo amico, avrebbe reagito con un “pugno”.

E ho ripensato ai miei studenti più piccoli, quelli che tra i 14 e i 15 anni passano il loro tempo ad offendere le madri dei propri compagni, con particolare riferimento al mestiere più antico del mondo, sullo stile dei ragazzini del film “Stand by me“. Volendosi comunque bene. Pur dandosele, sometimes, di santa ragione.

E così mi rendo conto che in questa espressione, “santa ragione”, torniamo ai discorsi di questi giorni e di questi tempi, in cui certe “ragioni” rischiano di essere “santificate”.

Penso davvero che il Papa abbia detto la frase del “pugno” senza pensarci. Ma forse, specie se portatori di ruoli tanto alti, l’uscita delle parole dovrebbe avere un tempo un po’ più riflettuto. Oppure, dopo l’uscita istintuale, spiegarne il senso. Perché questo è il tempo delle strumentalizzazioni. Soprattutto in campo religioso. E la curia romana, che Papa Francesco sta cercando di assottigliare, aspetta nell’ombra passi falsi. O meglio, quelli istintivi. Che la curialità non conosce.

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Voltaire-Baquoy

Carlo Freccero, autentico esperto di comunicazione, a proposito dell’attentato a “Charlie Hebdo”, ha tentato una riflessione su due diversi fondamenti di vita, la religione per i musulmani, la libertà per noi occidentali.

Due modi diversi di pensare e impostare la propria vita, modi che da qualche decennio sono geograficamente più vicini. Ma perché la convivenza tra libertà e religione appare tanto ardua?

Per noi occidentali la religione resta un fatto privato che solitamente non ammanta in modo evidente la vita pubblica. Per i musulmani i precetti islamici sono la vita stessa, in toto. Anche se curiosamente quei precetti (Dio/ preghiere/ elemosina/ digiuno/ pellegrinaggio) sono anche quelli a cui si ispirano i cristiani.

Per non dimenticare poi la terza religione in campo, l’ebraismo, i cui fedeli continuano ad essere perseguitati. Che le sinagoghe di Parigi, dopo i fatti di sangue, siano state chiuse nel giorno di shabbat, fa meditare, perché non accadeva dal dopoguerra. Ovvero da quel tempo in cui la libertà era violata. A volte anche in nome della religione. Una religione-superstizione come la definiva Lucrezio, lontana anni luce da metafisica, anima e animus, spiritualità. E dalle domande di sempre sul nostro essere qui, su questo “atomo opaco“. Da condividere di necessità, domande e atomo, con gli altri.

Ho tanta voglia di Voltaire.

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CRISI: NAPOLITANO, UNIFICARE QUOTE DEI PAESI UE IN FMISERVONO NUOVE REGOLE, EUROPA FACCIA CRESCERE IL SUO PESO

E così si conclude la Presidenza più lunga della Storia della Repubblica Italiana.

Il senso di Stato, anche in quanto spirito di servizio, ha caratterizzato il Presidente Napolitano. Tanto più evidente in occasione dell’ accettazione del secondo mandato. E forse ancora di più al momento delle dimissioni.

Qualcuno ha azzardato un paragone con le dimissioni del Papa emerito Ratzinger. Forse con quella lungimiranza di chi fa un passo indietro non solo per questioni anagrafiche ma anche per un percepire che il tempo corrente necessita di altre figure. Di svolta, di rottura. Un giro di boa.

Speriamo che il nuovo non si risolva in un semplice giro di poltrone.

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francesco_rosi

Francesco Rosi è stato il cinema civile. Le sue inchieste, le sue domande, i suoi film nascevano da una visione alta, civile appunto, della vita. Un insegnamento attuale, sia per il risultato filmico (lo sfruttamento edilizio nella sua Napoli raccontato ne “Le mani sulla città” non mostra il suo mezzo secolo di vita) che per il pensiero sotteso.

A tal proposito mi piace ricordare una sua riflessione, che appare un faro nel buio di questi giorni:

L’arte si accompagna sempre a una sofferenza. È un tormento e nello stesso tempo una gioia. Si passa, molto velocemente e intensamente, da momenti di gioia ed esaltazione a momenti di depressione e di dubbio, continuamente. Non si è mai sicuri di aver raggiunto la verità di quello che si voleva dire, mai certi di essere capaci di assumersi la responsabilità del legame fra sé e gli altri. Non si può essere solitari. La creazione in origine è certamente un atto solitario, ma l’oggetto della creazione appartiene a tutti, è un oggetto sociale. Essere creatore deriva da questa esigenza: ci si rende conto di avere una responsabilità nei confronti di tutti, e occorre assumersela completamente, malgrado i dubbi e le sofferenze.” (da Gilles Jacob et al., Lezioni di cinema).

Ps: nel frattempo si è anche spenta l’attrice svedese Anita Ekberg. La sua immagine, superba e bellissima, che entra con il lungo strascico del vestito nella fontana di Trevi ne “La dolce vita” di Fellini entra definitivamente nella storia.

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