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Archive for dicembre 2014

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Segno incontrovertibile

del tuo passaggio

i gesti minimi

di un’esistenza

che in me si ripeteranno

inavvertitamente, perché tuoi.

Da “I colloqui dell’assenza nel giardino dei passi perduti” (Ester Maero)

A mamma Marisa, presente in modo diverso… (11 dicembre 2004 – 11 dicembre 2014).

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Maltempo: su social network foto 'Shelf cloud' e doppio arcobaleno

In pochi mesi abbiamo visto Siena sottomessa dal “Palio” della sua Banca, Venezia “allagata” dalla sua stessa diga Mose, Milano in ostaggio al mega “trucco” Expo.

E ora tocca anche a Roma, piegata e piagata dalla “Mafia capitale”, in cui i personaggi di “Romanzo criminale” sono usciti dalle pagine del libro per diventare i burattinai di quella città bellissima e dannatissima al contempo.

E noi cittadini che a forza di ascoltare abbiamo ormai l’udito abituato al peggio e l’indignazione che comincia a latitare. Trasformandoci così, lentamente e drammaticamente, in latitanti della vita civile.

E si riaffacciano alla mente alcune scene de “La Grande Bellezza”. Quelle in cui Roma torna ad essere una lupa pronta a sfamare tutto e tutti eccetto il reale bisogno. Disfacendo ogni possibile sogno.

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addobbo

Il tempo che stiamo vivendo sembra un tempo non solo veloce ma anche appesantito, tale che gli addobbi sembrano ormai essere ciò di cui ciascuno è cronicamente “caricato”: tasse, problemi, mancanze et affini.

Eppure sistemare un addobbo di Natale, anche solo uno, rende leggeri. E attenti alla delicatezza. Perché l’addobbo, qualunque esso sia, ha bisogno di cura speciale. Ricordandoci la manutenzione più alta e più fragile. Quella degli affetti e di ciascuno di noi.

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Vent’anni fa, il 6 dicembre 1994, ci lasciava uno dei più grandi attori del cinema italiano, Gian Maria Volonté.

Attore magnetico ed istrionico, ma soprattutto un simbolo del cinema d’impegno civile. “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, film premiato dall’Oscar, ne resta l’esempio più alto ed illuminato. Forse perché fu una pellicola nata da un magico incontro artistico: la regia magistrale di Elio Petri, la musica divina di Ennio Morricone e la recitazione in stato di grazia di Gian Maria Volonté, commissario di polizia che pur confessando l’omicidio della propria amante non viene punito dai colleghi per difendere l’onorabilità dell’apparato. Sottolineando così un possibile aspetto deviato delle istituzioni. E facendoci riflettere. Allora, e anche ora.

Ps: Tempo di ricordi, questo. Quarant’anni fa ci lasciava Pietro Germi, il regista di un capolavoro quale “Divorzio all’italiana”, un film che dietro la facciata di “commedia all’italiana” celava una non tanto velata critica satirica alla società “d’onore” di quel tempo, in cui le apparenze erano tutto. E ancora oggi sono molto.

 

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Qualche settimana fa ho affrontato con la “mia” (antica illusione quella per cui consideriamo sempre un po’ nostre le persone con cui ci intratteniamo…) classe seconda di liceo l’argomento “Poesia”. Complesso, lo so. Ma ogni volta so anche che tale “operazione” (capirete tra poco perché la definisco tale) mi regala albe e tramonti, direttamente sui banchi. Sarà perché la poesia è connaturata a tutti noi viventi, è solo necessaria una levatrice che porti “alla luce” la vita più intima che, interna a ciascuno di noi, già pulsa.

E così ho assistito, ancora una volta, al miracolo della nascita poetica, che è poi la nascita più autentica, profonda,  e animica di ogni essere umano. Perché entra in contatto con le parti più nascoste e potenti del sé.

Dopo aver spiegato ed esemplificato l’acrostico, ovvero quel particolare tipo di componimento, solitamente dedicatario, che porta per ogni verso nelle sue lettere iniziali un nome proprio, ho chiesto a loro di provare a scriverne uno, ricordando di raccontare, attraverso i versi, la persona il cui nome fa acrostico.

Vi riporto qualche esempio, ricordandovi che sono ragazze/i quindicenni, quelle/i che solitamente vengono descritti “sdraiati” e “smanettoni”, cioè nullafacenti, alias nullapensanti.

Fabio, nuotatore fin da bambino, si è raccontato così:

Fin da bambino/Amavo nuotare/Battevo gli avversari/In tutte le gare./Ora son sempre uguale.

Michele, solitamente tranquillo ma attento ad ogni evento, si descrive in questo modo:

Mi/Immergo/Completamente./Ho/Eleganza,/Lentezza/Esagerata.

Assia, con un suo sfaccettato mondo interno, scrive di sé:

Aiutami,/Sono/Sola/In questo/Abominio.

Sebastiano descrive la bellezza di Rebecca:

Rossa/E/Bella/E/Calda/Come la notte/Appena prima che arrivi.

Giada racconta il proprio rapporto con Edoardo:

Eravamo/Due ruote di legno,/Ora/A mala pena/Riesco a/Distinguerti nel mio/Orizzonte di tristezza.

Cosa ne dite? Possiamo ancora definirli nullapensanti?

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Ho voglia di una renna carica di cassetti.

Non per aprirli, come richiede il Tempo dell’Avvento.

Perché questo è invece un tempo in cui facciamo confusione tra vuoti e pieni,

soddisfacendoci del pienovuoto per paura del vuotopieno.

Ho voglia di una renna carica di cassetti.

Da riempire di pensieri. Quelli che, in questo affrettatissimo tempo,

non c’è più modo neppure di concepire.

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