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Archive for giugno 2014

brando45

Se ne andava dieci anni fa. Rimanendo però nella storia del cinema.

Soprattutto per quel viso così particolare. Tale da descrivere a tutto tondo i suoi personaggi.

Dal selvaggio Johnny in chiodo stile biker capo banda dei Ribelli Motociclisti, al coraggioso lavoratore portuale Terry Malloy, dall’incredibile Don Vito Corleone padrino di mafia, all’improbabile tanguero perso tra sogni e sensi nella Ville Lumière, fino al colonnello americano Kurtz disertore in Saigon, che in quel ritiro da semidio, giunto ormai al suo punto di rottura, sembra raccontare la parabola dell’attore.

Sempre affascinante, ribelle, presuntuoso.

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prima_guerra_mondiale_adamello

28 giugno 1914, Sarajevo. Giorno di San Vito, festa nazionale serba.

L’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, e sua moglie Sofia sono in visita ufficiale nella città bosniaca. Mentre la loro auto attraversa la città un’esplosione distrugge la vettura che segue l’arciduca, ma lo studente Gavrilo Princip, membro della Mlada Bosna (Giovane Bosnia), gruppo politico che mirava all’unificazione di tutti gli jugoslavi (slavi del sud), riesce successivamente a sparare alcuni colpi di pistola, ferendo a morte Francesco Ferdinando e Sofia.

Il gesto fu assunto dal governo di Vienna come il casus belli che diede formalmente inizio alla prima guerra mondiale. Infatti dopo solo un mese dall’uccisione della coppia, il 28 luglio,  l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia.

Il conflitto sarebbe stato senza precedenti nella storia: oltre settanta milioni di uomini mobilitati, con la perdita di oltre nove milioni di soldati e cinque milioni di civili. Una reale ecatombe. La Grande Guerra.

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paperino

Risulta difficile crederlo, ma Paperino è ormai ottuagenuario.

Continuando a piacere. Perché è facile immedesimarsi con lui.

Istintivo, pasticcione, pigro, squattrinato, è l’antieroe per eccellenza. Vederlo dondolarsi sull’amaca con un cruciverba, sognando qualche momento di felicità, ricorda a tutti noi quanto sia semplice regalarsi attimi di tregua. Dalla fretta, dall’ansia, dalle richieste del mondo.

Ps: Una delle più belle battute su questo adorabile papero è quella che alla domanda “Dov’è Paperino?“, risponde: “Un po’ Qui, un po’ Quo, un po’ Qua“.

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palla world-cup-2014

La palla, la palla è rotonda
Si gioca di prima e di sponda
Rimbalza, si insacca
Ti sembra una scia sull’ombra

La palla, la palla è rotonda
Un tocco di tacco che incendia
Di collo, di piatto, di esterno, di mezza punta.

Da “La palla è rotonda” di Mina.

Grande Mina. Sempre sul pezzo.

Questa volta il pallone di calcio con tutta la linguistica ad esso attinente.

Un inno a quell’oggetto tanto rincorso e da tutti conosciuto.

E in tempi di Mondiali la rotondità della palla è chiara a tutti i tifosi…

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Estate

Benvenuta estate! Con tutti i suoi simboli.

Dalla rossa e freschissima fetta d’anguria agli spettacolari fuochi d’artificio.

Dalle infradito hawaiane alle valigie in continuo divenire.

Dalla sonnolenta siesta pomeridiana alle notti che non finiscono mai.

Dal cicaleccio continuo delle cicale alla luce abbacinante del giorno.

Dal profumo esotico del solare all’odore intenso di mare e sale.

E tempo e passi che si fanno lenti, al ritmo giallo del sole.

 

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quasimodo

Forse è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo danzano in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato
della chiesa. Pietà della sera, ombre
riaccese sopra l’erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi concede breve sonno:
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo
per la prima marea. Questa è l’ora:
non più mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi:
già l’airone s’avanza verso l’acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la gazza, nera sugli aranci.

Endecasillabi immaginifici quelli di Salvatore Quasimodo, portatori di ricordi che riescono a farsi vivi e pulsanti. E così riaffiora il profumo di zàgare fino a stordire, con l’acqua mossa del pozzo a sottolineare l’onda di marea, nero e arancio a confondersi giocando tra i rami. Una Sicilia fanciulla, mitica, leggera. Un bellissimo “ricordo”, un tassello che “torna al cuore”.

Un “dono” che il Poeta fa al lettore, cioè qualcosa che si consegna all’altro senza il ritorno insito nel “dare”, rimanendo cioè un gesto asimmetrico. Come afferma il priore di Bose Enzo Bianchi, che proprio sul dono tenne qualche tempo fa una Lectio magistralis, “il dono della parola è il sigillo sulla fiducia, sul credere negli altri. Senza fede negli altri non c’è cammino di umanizzazione, ma l’eloquenza della fiducia è proprio il donare la parola, che è promessa e accensione di responsabilità verso l’altro. Nelle più quotidiane e autentiche «storie d’amore», proprio perché l’incontro diventi storia, perché l’attimo diventi tempo, occorre la parola data, la promessa.” Quella promessa che è “ciò che è mandato avanti”. Scommettendo su quei segni di sopravvivenza di cui l’uomo è portatore. E di cui la Poesia è una manifestazione.

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caschetto

Ci sono oggetti che nell’uso scorretto acquistano valore proverbiale.

Il caschetto antinfortunistico da cantiere, come tutti gli strumenti del mestiere, va indossato da chi ne deve fare serio e necessario uso per lavoro.

Pare ormai evidente che, a chi lo indossa per farsi bello, dal Presidente operaio ad assessori/onorevoli et affini, tanto bene non porti, viste le vicende giudiziarie che annuncia ai portatori dello stesso.

O meglio. Non confondiamo causa con effetto. Non è il caschetto indossato ad essere conseguenza dell’avviso di garanzia, ma lo stesso sembra essere ormai garanzia di tegole che stanno cadendo sulla testa dell’improvvisato “addetto ai lavori”. Che spesso è addetto al mal tolto.

Come se l’oggetto in questione, qui il caschetto, si fosse stancato di essere lustro per chi deve farsi vedere invece di essere ricordato quale utile protezione per chi deve realmente lavorare. Quasi sempre senza farsi vedere. E senza mettere le mani in tasca agli altri.

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mose

Il nuovo assioma politico-economico sembra ormai essere: “facciamo un’opera pubblica per migliorare il nostro privato”.

Così tutti noi capiamo, senza appello, che il Mose non serviva a spartire le acque tra il mare e Venezia, ma a spartirsi il bottino.

Nonostante le tavole della Legge. E dell’autentico Mosè.

Ps: sull’argomento rimando ad un mio passato post, di due anni fa…

 https://espress451.wordpress.com/2012/05/28/onda-su-onda/

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mondiali-2014

Ci siamo. Tutto è pronto.

Al piè veloce dei carioca e a ritmo di samba ci apprestiamo a giocare a pallone.

Che sia spettacolo, festa e divertimento.

Ma col colore azzurro a dominare…

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berlinguer

Trent’anni fa se ne andava Enrico Berlinguer. Succedeva alla vigilia delle Europee 1984, e sotto il cielo di Padova dopo un memorabile comizio, concluso nonostante l’ictus che lo portò via dopo qualche giorno. Proprio quella città che ai ballottaggi comunali di un’afosa domenica di giugno 2014 ha scelto il Carroccio mettendo a riposo, dopo circa un ventennio, l’amministrazione di sinistra.

In giorni, mesi, ormai anni di malversazioni pubbliche, ricordare il segretario generale del Partito Comunista Italiano attraverso il suo famoso discorso sulla questione morale è un modo per omaggiare quei politici, ormai merce rara, convinti che la polis sia comunità per la quale lavorare e non comunità a cui rubare.

I partiti hanno degenerato e questa è l’origine dei malanni d’Italia“, diceva Berlinguer nel 1981 nell’intervista ad Eugenio Scalfari. E continuava, “i partiti di oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal Governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico.

Discorso di preveggenza viste le cronache degli anni 2000?

O semplicemente una visione che, prima che illuminata, era pragmatica ed idealista al contempo, perché onesta?

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