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Archive for dicembre 2013

Edvard Munch - "Bagnanti" (1904/1905)

Edvard Munch – “Bagnanti” (1904/1905)

Il 12 dicembre 1863 nasceva in Norvegia il pittore Edvard Munch, universalmente conosciuto per “L’urlo”, dipinto divenuto il simbolo dell’angoscia esistenziale. L’artista ha sempre portato con sé, come scrisse lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan, il sentimento tragico della vita, quello che pervade la letteratura scandinava, da Ibsen a Strindberg. E lo fa anche in quadri solo apparentemente più lievi, come quello in cui ritrae un gruppo di bagnanti. Ma le pennellate restano le sue, inconfondibili, spessi strati di colore, e la figura umana è solo accennata, pur con tutte le sue emozioni.

Per ricordare il centocinquantenario di Munch una notevole mostra a Palazzo Ducale di Genova, fino al 27 aprile 2014. Per riflettere sulle contraddizioni della modernità, quelle contraddizioni che l’artista norvegese era già riuscito a cogliere più di secolo fa.

 

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Non ti scordar di me, fiore minimo / screziato di un azzurro a me sconosciuto.

Continua ad essermi tralcio / per le malferme radici del cuore.

Myosotis palustris, prendimi ancora / per mano, per scherzo, per forza.

Faccio silenzio, e pregando il sole / che sei, ascolto sillabe terse.

Da “I colloqui dell’assenza nel giardino dei passi perduti” (di Ester Maero)

a mamma Marisa

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Superba bellezza, magica atmosfera, onirica suggestione. Queste le sensazioni provate ieri sera al concerto di Ludovico Einaudi all’Auditorium Lingotto di Torino.

L’artista e il pianoforte sono diventati un unicum, capace di creare impressioni onirico-orchestrali, esplorando paesaggi sonori di potente effetto. Con le note a danzare come dervisci tra il pubblico.

La maggior parte dei brani sono stati tratti dal suo ultimo album, “In a Time Lapse”, quel “lasso di tempo” che il Maestro riesce a regalare agli spettatori, amplificandolo a dismisura per la sua notevole capacità di creare una dimensione incantata e rarefatta, in cui la musica torna ad abitare internamente le persone. Facendole sentire parte del Tutto.

 

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Un tempo, neppure troppo lontano, quando il calendario segnava 8 dicembre, si pensava, cristianamente, alla celebrazione dell’Immacolata Concezione e, più laicamente, si procedeva con le operazioni relative all’addobbo dell’albero natalizio.

Oggi invece, 8 dicembre dell’anno di grazia 2013, molto più prosaicamente, per noi italiani che spesso voliamo basso, è giorno di primarie per eleggere il nuovo segretario del Partito Democratico, e Matteo Renzi da tempo aspetta tale data per essere infine impalmato. Chissà quale sarà il suono delle campane…

Ps: a proposito di musica, curioso che l’8 dicembre porti in sé il segno della musica. Il visionario Jim Morrison nel 1943 nasceva, aprendo le “porte della percezione”, e nel 1980 fu invece un folle a chiudere quelle porte, particolarmente percettive, al mitico John Lennon.

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Ce ne siamo accorti tutti. Fa freddo. Un freddo quasi ghiacciato.

Questo tipo di freddo, con temperature polari, mi porta a visualizzare laghi quasi gelati di montagna.

In cui la trasparenza è ancora una priorità. Bellissima e rigenerante.

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Nelson Mandela ha terminato il suo cammino terreno, lasciandoci in balìa della tristezza, pur consapevoli dell’eredità immensa che consegna all’intera umanità.

E’ stato il simbolo per antonomasia del movimento anti-apartheid, pagando con una carcerazione di ben 26 anni le sue idee. Fino a diventare il primo presidente sudafricano eletto dopo la fine dell’apartheid, ricevendo per il suo impegno civile il Nobel per la pace.

Ma è stato anche un lungimirante educatore. Mi piace ricordare un suo pensiero a riguardo: “L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall’altra.” (da Lungo cammino verso la libertà, 1995)

Ecco perché di Mandela rimarrà traccia profonda. E non solo nel suo Sudafrica.

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Non è necessario immaginare che saranno il fuoco o il ghiaccio a por fine al mondo. Ci sono altre due possibilità: una è la burocrazia, l’altra la nostalgia.

Frank Zappa (Baltimora, 21 dicembre 1940 – Los Angeles, 4 dicembre 1993)

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E’ cominciato il tempo di aprire le caselle del Calendario dell’Avvento.

E allora che Vero Arrivo sia.

Soprattutto per quei tanti che tanto aspettano.

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