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Archive for luglio 2013

La plage di Calvi

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Un luogo così, come quello del dipinto intendo, l’ho visto.

E a volte la potenza di un artista supera qualsiasi fotografia.

Perché quando sono capitata su questo disegno mi sono ritrovata immediatamente su la plage di Calvi, in Corsica.

La staccionata è appena consunta dalla salsedine, la sabbia è talmente bianca da abbagliare l’intero corpo, il mare è un invito salato a fare in fretta…

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rocco chinnici

Trent’anni fa, il 29 luglio 1983, fu ucciso dalla mafia il magistrato Rocco Chinnici. Considerato il padre del Pool antimafia, quello che compose chiamando a sé anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fu il primo magistrato a recarsi nelle scuole per parlare agli studenti della mafia e dei pericoli della droga, perché «Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi» – diceva – «fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai».

In una delle sue ultime interviste Chinnici disse: «La cosa peggiore che possa accadere è essere ucciso. Io non ho paura della morte e, anche se cammino con la scorta, so benissimo che possono colpirmi in ogni momento. Spero che, se dovesse accadere, non succeda nulla agli uomini della mia scorta. Per un magistrato come me è normale considerarsi nel mirino delle cosche mafiose. Ma questo non impedisce né a me né agli altri giudici di continuare a lavorare».

Rocco Chinnici fu ucciso con una Fiat 127 imbottita di esplosivo davanti alla sua abitazione, insieme a due componenti della sua scorta, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi e l’appuntato Salvatore Bartolotta, e il portiere dello stabile Federico Stefano Li Sacchi. Ad azionare il detonatore che provocò l’esplosione fu il killer mafioso Antonino Madonia.

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Fare la paperella

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Mi piace nuotare e andare sott’acqua. Impegnandomi.

Ma ogni tanto mi piace abbandonarmi alla corrente di superficie e fare semplicemente la paperella.

Pura gioia del cuore.

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Certe ragazze non invecchiano mai. Così la Mafalda di Quino.

Sembra quasi impossibile che questa mitica figura sia uscita con la sua ultima striscia quarant’anni fa, il 25 luglio 1973.

Perché Mafalda continua a piacere? E’ lo stesso “papà” di questa bambina ribelle a spiegarcelo, in un’intervista di poco tempo fa a Tuttolibri di La Stampa: “Mafalda è sempre attuale perché voleva cambiare il mondo, ma purtroppo il mondo è rimasto lo stesso. Riprenderla? Non avrebbe senso. Gli anni Sessanta sono un tempo che non tornerà mai più: c’erano i Beatles, Papa Giovanni, Che Guevara. C’era la speranza che la politica potesse cambiare le cose: oggi l’economia conta più della politica. Puoi anche fare una rivoluzione, ma alla fine per la gente non cambia mai nulla.

Mafalda mi piace perché ha uno spirito ribelle ma è sempre preoccupata per l’umanità e per la pace nel mondo.

Mafalda mi piace perché le sue domande sono dirette e disarmanti. A tal punto da provocare crisi di nervi negli adulti.

E mi piace soprattutto perché, pur spesso indignata, sa godere dei momenti buoni della vita.

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Il silenzio dei pesci mi affascina.

E in fondo le loro bolle in fuoriuscita non sono che balloons dei loro pensieri.

Raccontati sott’acqua, in codice, per non disturbare un mondo magico.

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Lo dico io che benissimo non ci vedo.

Penso di perdermi porzioni incantate di mondo.

Poi capisco che forse questo è il motivo per cui scrivo storie.

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La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino, magistrato italiano (Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992).

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naldini

L’equipe di Luigi Naldini, direttore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (Tiget) di Milano, ha messo a punto la cura di due gravi malattie genetiche grazie all’inattivazione del virus dell’AIDS. Dopo 15 anni di studi, ricerche e sperimentazioni i risultati sono stati presentati in una conferenza stampa e acclamati in una doppia pubblicazione sulla rivista Science.

La notizia è scarna, come tutto ciò che essendo potente di suo non ha necessità di orpelli.

Ma è qualcosa che ci inorgoglisce, rendendoci ancora fieri di appartenere a questo Paese, spesso tanto sfregiato da alcuni suoi figli.

Come ci ha reso orgogliosi Vincenzo Cerami, scrittore di cui in queste ore piangiamo la scomparsa. Ha reso alta l’Italia sceneggiando “La vita è bella”, avendola resa già fiera con quel “Un borghese piccolo piccolo” che ritraeva con feroce e lucida satira le frustrazioni di tutti noi. Ebbe un grande maestro, Pasolini. Fu lui stesso un maestro grande per la cultura di questo Paese e per Roberto Benigni in particolare, che lo ha definito «la creatura più bella che abbia mai incontrato».

vincenzocerami

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bestiario medievale

Un autentico bestiarium medievale quello di cui la politica italiana fa sfoggio in questi giorni.

Inutile ricordare le bestie citate, il vero primate si è reso palese attraverso le sue stesse parole.

Non solo il leghista in questione è irriverente nei confronti di una signora che peraltro riveste una carica istituzionale, ma lo è anche nei confronti della sua stessa carica, vicepresidenza del Senato, che non merita tali cadute di contenuto e stile.

Rientra poi nei suoi minimalia il tentativo di aggiustare il suo tiro di caccia dichiarando che lui stesso assomiglia ad un orso, senza rendersi conto che sbaglia animale visto che lui viene ricordato e riconosciuto per il porcellum

Nomen omen.

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caso kazako

Prima domanda: perché noi italiani siamo tanti bravi a fare figuracce internazionali?

Seconda domanda: perché non esiste mai un responsabile per i pasticci che combiniamo?

Terza domanda: perché in questi casi riusciamo sempre a far emergere un mistero, questa volta del fax?

Risposta unica: pensare prima di agire, assumerci le nostre responsabilità, pagare per condotte errate, mai.

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