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Archive for 22 Mag 2013

don Gallo

Da poco ho parlato di lui in classe. Associandolo a Fabrizio De André, di cui era amico, e Umberto Saba, il poeta triestino che degli ultimi amava scrivere.

Come Don Andrea Gallo, che era diventato il “prete degli ultimi”, il “sacerdote di frontiera”, il “prete di strada”, per le sue battaglie a favore degli emarginati.

Mi piace ricordarlo con la poesia di Saba “Città vecchia”, ovvero Trieste. Ma potrebbe essere la Genova di Don Gallo, la Genova dei vicoli degli ultimi, quella parte di città a cui lui è sempre stato particolarmente legato. Insegnandoci a guardare i “diversi” in modo diverso.

Spesso, per ritornare alla mia casa

prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.
 
Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
 
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.
 
Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

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ravello

22 maggio 1813: nasceva il compositore tedesco Richard Wagner, che amava molto l’Italia, patria della sua seconda moglie, Cosima Liszt, figlia del grande pianista, nata a Como.

Il suo primo viaggio nel Bel Paese avviene nel 1852 e lo conduce sulle rive del Lago Maggiore dove termina il testo dell’ Anello del Nibelungo. A La Spezia invece ebbe in sogno l’ispirazione per il prologo della Tetralogia, col  preludio musicale dell’ Oro del Reno.

Ma è la città lagunare ad essere indissolubilmente legata a Wagner e alla stesura del Tristano, avvenuta tra l’Albergo Danieli e Palazzo Giustiniani: “In una notte d’insonnia, affacciatomi al balcone verso le tre del mattino, sentii per la prima volta il canto antico dei gondolieri. Mi pareva che il richiamo, rauco e lamentoso, venisse da Rialto. Una melopea analoga rispose da più lontano ancora, e quel dialogo straordinario continuò così a intervalli spesso assai lunghi. Queste impressioni restarono in me fino al completamento del secondo atto del Tristano, e forse mi suggerirono i suoni strascicati del corno inglese al principio del terz’atto.” A Venezia il musicista era dovuto riparare in seguito alle scenate di gelosia della sua prima moglie per la passione travolgente che ebbe per una poetessa.  E a Venezia rimase in assoluto isolamento per sette mesi, “lontano dalla polvere delle strade e dallo spettacolo dei cavalli maltrattati”.

E’ poi la precaria salute a ricondurlo nel 1881 in Italia, questa volta nel sud, a Palermo e sulla costiera amalfitana. Proprio a Ravello, nel giardino di Villa Rufolo, ebbe l’ispirazione per il Parsifal, il suo ultimo capolavoro, la cui scena l’aveva immaginata nel Duomo di Siena.

Ma è la laguna ad attirarlo ancora, tanto da trasferirsi lì con la famiglia nel 1882. E a Venezia Wagner morirà l’anno seguente per un attacco cardiaco mentre era intento a scrivere un saggio, Sull’elemento femminile nella specie umana.

Venezia

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