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Archive for ottobre 2012

Periodo di zucche. Di ogni genere. Da chi sembra non capire alla carrozza di Cenerentola.

Per Halloween la nostra testolina va alla zucca mantovana, alla gialla mammouth, alla moscata di provenza.

Protagonista assoluto è il colore arancione, che tinge anche il risotto se la zucca scende grattugiata in padella.

E se volete che crema sia, dolce ma in sapidità, un tocco di gorgonzola nella mantecatura.

Nel giorno del “dolcetto o scherzetto” è bello esagerare con una vera zucca quale piatto di portata.

Fantasticando così di avere Arcimboldo tra i commensali.

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Il primo partito in Sicilia è il Movimento a cinque stelle…

…che però non ha dato il Presidente, che è Crocetta della lista Pd-Udc…

…che però a livello nazionale poco si parlano perché rappresentano l’antico…

…che è ciò che i cittadini non vogliono auspicando un Grillo parlante…

E così si torna da capo e si ricomincia…

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L’ora si è fatta corta e buia.

Il cielo è gonfio di acqua grigia.

Liquide lancette scardinano i nostri inquieti passi.

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L’ingegno è vedere possibilità dove gli altri non ne vedono“.

Enrico Mattei (29 aprile 1906 – 27 ottobre 1962), fondatore dell’ENI.

Ps: a cinquant’anni dalla sua scomparsa resta un uomo del futuro, con la capacità di far crescere un Paese attraverso innovazione, ricerca, sviluppo sostenibile. Ma soprattutto fiducia nelle nuove generazioni. Quanta necessità oggi di tali sguardi…

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Da poche ore al Lingotto di Torino si è aperto il “Salone del Gusto e Terra Madre”, per la prima volta insieme, a dimostrazione che il cibo è territorio, cultura, gastronomia, società, natura. Slogan di questa edizione è “Cibi che cambiano il mondo”, un progetto ma anche un augurio nella volontà di preservare ambiente e salute di ciascuno attraverso l’elemento indispensabile alla vita.

Mettere all’interno del Salone i prodotti di 100 Paesi del mondo segna un punto di partenza, per fare di questo appuntamento il più grande appuntamento del mondo della gastronomia e dell’alimentazione” ha detto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food all’inaugurazione, in un Palaolimpico affollato di kimono, sombreri, tuniche, gilet in un linguaggio che racconta i colori e le specificità del mondo.

Stamane sono state raccontate (tra gli interpreti anche il Premio Nobel Dario Fo) queste parole: fame, biodiversità, educazione, acqua, rete, seme, energia, terra.

Riflettiamoci e ciascuna scelga la propria, difendendola nella quotidianità. Fino a farne un presidio.

 

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Chi ha vissuto nella scuola sa che non si può vendere impunemente fiato per 20 ore alla settimana, tanto meno per 30 ore. La scuola, a volerla fare sul serio, con intenti educativi, logora. Appena si supera un certo segno, è inevitabile che l’insegnante cerchi di perdere il tempo, pur di far passare le ore. Buona parte dell’orario viene perduto in minuti di attesa e di uscita, in appelli, in interrogazioni stracche, in compiti da farsi in scuola, ecc., ecc. Nasce una complicità dolorosa ma fatale tra insegnanti e scolari a far passare il tempo, pur di far l’orario prescritto dai regolamenti e di esaurire quelle cose senza senso che sono i programmi. La scuola diventa un locale, dove sta seduto un uomo incaricato di tenere a bada per tante ore al giorno i ragazzi dai 10 ai 18 anni di età ed un ufficio il quale rilascia alla fine del corso dei diplomi stampati. Scolari svogliati, genitori irritati di dover pagare le tasse, insegnanti malcontenti; ecco il quadro della scuola secondaria d’oggi in Italia. Non dico che la colpa di tutto ciò siano gli orari lunghi; ma certo gli orari lunghi sono l’esponente e nello stesso tempo un’aggravante di tutta una falsa concezione della missione della scuola media […] A me sembra che 18 ore di lezione alla settimana sia il massimo che possa fare un insegnante, il quale voglia far scuola sul serio, e quindi prepararsi alla lezione e correggere i compiti coscienziosamente ed attendere ai gabinetti di fìsica o chimica; il quale, sopra tutto, voglia studiare.”

Luigi Einaudi, dal “Corriere della Sera” – 21 aprile 1913.

Sembrano le parole di uno dei tanti insegnanti che in questi giorni stanno dicendo basta ad un modo “ingegneristico” di pensare la scuola. Invece sono le parole di un secolo fa dette da Luigi Einaudi, uno dei Padri costituenti della nostra Repubblica.

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Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.”

Vincenzo Cardarelli, da “Ottobre”

Ps: la sensazione è che di questi tempi le vigne saccheggiate siamo noi…

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Voce indimenticabile quella di Giuni Russo, che troppo presto ci ha lasciato orfani della possibilità di ascoltare un dono divino.

Ma il 27 settembre 2012 su Radio Monte Carlo, in anteprima nazionale, le sue corde vocali si sono dispiegate antiche e nuove al suono di “Para Siempre”, un brano inedito scritto dalla cantante nel 2000.

Che emozione sentire quella vertigine di talento in una tonalità originale e profonda, da brivido.

L’anteprima del cd che uscirà a novembre è da “raccogliere” come delicata pioggia sulle anime stanche che in questi tempi siamo.

Ricordando a noi stessi che ciò che realmente conta è “para siempre”.

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E’ ormai noto a tutti che nella Legge di Stabilità, che doveva essere pensata sul principio di equità, tra le varie chicche (un aumento dell’Iva piuttosto che dell’Irpef fa sì che l’aggravio cada come una mannaia su tutti indiscriminatamente e non in base al reddito), ci sia anche l’articolo 3 che prevede un aumento delle ore cattedra settimanali nella scuola superiore da 18 a 24.

Ho qualche sassolino da togliermi, che col passare delle ore e il crescere dell’indignazione sta diventando una miniera.

1) A fronte di una stampa ed opinione pubblica giustamente insorte contro la proposta di tagli nei confronti della disabilità (vedi legge 104) non una parola nei riguardi di un contratto lavorativo che senza tavoli contrattuali passerebbe ad un incremento orario del 30% senza aumenti stipendiali. Altro che leso diritto del lavoro, qui dobbiamo risalire all’inizio del secolo scorso per trovare casi simili. E solo per alcune parti del mondo. Eppure per l’opinione pubblica forse “è la volta buona che quelli lavoreranno di più”.

2) E’ tempo che all’opinione pubblica si spieghi meglio cosa e quanto fanno gli insegnanti a scuola, perché se il parcheggio è il luogo che si ha in mente quando al mattino i propri figli vanno a scuola, è bene far notare che persino il parcheggio quando è pieno non è più responsabile degli incidenti possibili e peraltro più probabili. Sperando che però l’idea di scuola in un genitore sia qualcosa d’altro rispetto ad un park.

3) Le classi sono ormai “pollaio” sembra frase da slogan, ma esserci in quei “pollai” è altra storia. Vi assicuro che fare lezione (!) in un’aula (non magna) con 30 persone all’interno è non solo faticoso ma anche indecente per un Paese europeo. Ma gli standards europei fa scena citarli, anche se errati.

3) A proposito di Europa a cui dobbiamo adeguarci, facciamolo Ministro, noi siamo pronti! Come orari (la media europea è di 16,3), come stipendi (è anche solo vergognoso citare il nostro livello stipendiale rispetto a quello europeo), come strutture (e qui rischiamo di essere del tutto fuori dall’Europa). Senza continuare a sottrarre risorse della scuola pubblica riversandole in quella privata. Perché altrimenti l’equità sempre più risulta parola desueta.

4) Vero è che la parola d’ordine è ora “reingegnerizzazione” (ma come fa un governo di professori a parlare tanto male?) dell’orario di lavoro, perché tale operazione chirurgica porta a conseguenti tagli di posti, quindi ad una pronta cassa. Che ne sia di chi perde il posto è un effetto collaterale. Come saranno redistribuiti gli studenti a cui saranno sottratti dei docenti non è materia di discussione. Perché per un tecnocrate il fattore umano è una contraddizione in termini, visto che ciò che conta è la somma dei fattori. E di questi tempi la sottrazione degli stessi è meglio.

5) Le 18 ore in questione (solo la punta dell’iceberg) sono quelle che i docenti svolgono “frontalmente” a lezione con gli studenti. Ci sono poi le ore impegnate in riunioni (consigli di classe, collegi docenti, dipartimenti, scrutini), preparazione lezioni, correzione verifiche, ricevimento genitori. Tutte queste attività avvengono in orario “oscuro” perché non visibile ad alcuno che non sia la famiglia di chi vive accanto ad un insegnante. Che a questo monte ore si aggiungano le ore per aggiornarsi sta diventando utopia. Ma il peggio è che ci stanno sottraendo tempo nostro, non lavorativo!, per ascoltare i nostri studenti, approfondire con loro una problematica, sostenerne una debolezza. Questo, chi insegna lo sa, è sempre avvenuto fuori dal suono della campanella. Perché, a differenza degli altri lavori d’ufficio, noi abbiamo gli studenti con noi in tutte le ore di lavoro e anche oltre. Nella tua testa (e spesso nel cuore) loro stanno con te al di là del momento in cui altri tipi di lavoro hanno la timbratura del cartellino a decretare la fine dell’orario di servizio.

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