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Archive for agosto 2012

Mi rammarico, molto, per la “partenza” di questo uomo di Dio, uomo del dialogo, a cui alla fine la parola è venuta a mancare.

Carlo Maria Martini, biblista di fama mondiale, ha indagato a lungo il Mistero, intorno a cui le esistenze di tutti noi in qualche modo si interrogano. Tanto da essere restìo alla nomina a vescovo di Milano, rendendo poi il suo servizio in senso pieno, dal colloquio coi giovani alla presenza nelle periferie, fino a ricevere le armi delle Brigate Rosse in arcivescovado per tentare una mediazione negli anni della lotta armata.

Forse l’esperimento più di “confine” fu la “Cattedra dei non credenti”, una serie di incontri a tema ai quali il cardinale invitò esponenti sia credenti che non credenti, per dare voce, su varie tematiche, ad entrambe le posizioni. “Un grande guardiano di confine“, come ebbe a definirlo Paolo Mieli.

Il suo desiderio era però vivere in Terrasanta, in quella Gerusalemme culla di dialoghi possibili, oltre che di scontri quotidiani. E in parte ci riuscì, negli anni del ritiro e della meditazione, fino a quando la malattia lo costrinse al ritorno.

Nel suo ultimo libro, “Sto alla porta”, ha indagato il rapporto tra noi e il tempo: “La parola “Non ho tempo” la diciamo e l’ascoltiamo così spesso che ci pare come un condensato dell’esperienza comune. Noi abbiamo un’acuta percezione della sproposizione tra il tempo che abbiamo e le sempre più numerose opportunità a nostra disposizione, e insieme le molteplici scadenze, urgenze, attese che ci incalzano. Ma se potessimo dilatare a dismisura il nostro tempo, se potessimo avere, come talora ci capita di desiderare, una giornata di quarantotto ore invece di ventiquattro, la nostra inquietudine si placherebbe? Certo, riusciremo a fare molte più cose (almeno lo pensiamo). È però questo ciò di cui abbiamo bisogno? Non credo. L’ansia che ci prende al pensiero dello scorrere del tempo non dipende dal numero delle ore che abbiamo a disposizione.

Questo il valore che ci lascia, l’apertura all’ascolto. Dell’altro. E dell’Altro.

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E’ successo 15 anni fa. Il 31 agosto 1997 in un incidente d’auto nel tunnel del Pont de l’Alma a Parigi moriva Lady Diana Spencer, Principessa del Galles, già ribattezzata “Regina di cuori”.

Chissà quanto è rimasto, a quindici anni di distanza, di quel Fattore D che riusciva, nel bene e nel male, a tenere l’attenzione su di sé.

Difficile a dirsi, soprattutto nell’anno del Giubileo della Regina Elisabetta, con la popolarità della stessa all’apogeo. Ma è ancora Lady D la più amata dagli inglesi. E non solo.

Resta comunque un’icona del XX secolo. Per l’eleganza, il fascino, la bellezza, il glamour, l’impegno sociale, ma anche per i colpi di testa, la fragilità, l’ingenuità, l’infelicità.

Una favola triste, un mito che non tramonta.

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Ultimi giorni, fino al 2 settembre al Palazzo del Festival di Cannes, di una mostra dedicata all’attrice Romy Schneider nel trentennale della prematura scomparsa. Fotografie, oggetti personali, manifesti attraverso cui ripercorrere la sua vita, tra amori e film che la resero un’icona, da “La principessa Sissy” a “La Califfa”.

Ma fu con “La piscina” del 1969 che Romy riuscì ad unire le sue passioni più profonde, la recitazione e Alain Delon. Su quel set, tra le colline di Saint-Tropez, i due attori erano bellissimi, innamorati, eterni nella felicità di quei momenti. Al punto che Delon ha recentemente dichiarato, al Festival di Locarno ritirando il Pardo alla carriera, che quel film gli ricorda troppo Romy Schneider, la donna che ha amato e che ancora gli suscita emozioni: “La piscina è un film che non riesco più a guardare. Mi fa male.”

Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria“…

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Il rientro

E’ tempo di sciogliere gli ormeggi e rientrare…

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Houston, qui Base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata.

Queste le prime parole di Neil Armstrong al momento dell’allunnaggio del Lem della missione Apollo 11. Era il 20 luglio 1969.

Sette ore più tardi l’astronauta uscì dal modulo lunare “Eagle” e la sua impronta sul nostro satellite divenne Storia. Come disse Neil: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità.”

Forse da oggi la Luna è un po’ più sola. Nonostante quell’iconica impronta.

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D’incanto il cromatismo d’effetto. Tutto naturale.

L’arancio è colore vitaminico, energetico, luminoso.

Il rosso rosato screziato di bianco rientra nella gamma dei colori caldi, tramonto di sole.

Che forse è il momento ottimale per centellinare le due cromie insieme.

Gustosa tavolozza di gourmet.

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Negli anni ’50 era la definizione data dal regista Alfred Hitchcock alla bellezza algida e sensuale di Grace Kelly.

Poi il secolo è cambiato, e questo efficace ossimoro è diventato indicazione dello stato di salute del nostro pianeta. Che ha la febbre. Il termometro lo conferma. E il ghiaccio urla il suo malessere, assottigliandosi sempre più.

Un immenso ghiacciolo che è stato mangiato con ingordigia.

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Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli.” – Emilio Salgàri (1862- 1911).

Ps: Semplicemente geniale.

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L’ombra malferma del pergolato, il mare sciabordoso d’intorno, il dondolarsi pigro del silenzio…

E la siesta può cominciare.

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Elsa Morante con Alberto Moravia a Capri negli anni Quaranta

Il 18 agosto 1912 nasceva Elsa Morante, l’autrice di romanzi famosi come “L’isola di Arturo” e “La Storia”. Cento anni fa.

Mi piace ricordarla attraverso una mostra, “Tracce dell’isola 1936-1956” allestita in un luogo che la scrittrice ha frequentato e amato, Anacapri.

L’esposizione, all’interno della “Casa Rossa”, racconta la Capri di quegli anni, in cui pittori, scrittori, artisti diedero vita ad una stagione felicemente creativa.

Quadri, foto d’epoca, manoscritti fanno in parte rivivere quei momenti, con visioni inedite dell’isola azzurra. Insieme alla Morante vengono raccontati i volti di quello che fu un autentico laboratorio culturale, da Giorgio De Chirico a Renato Guttuso, da Alberto Moravia a Enrico Prampolini, da Palma Bucarelli a Toti Scialoja.

Il filo rosso tra queste “tracce” potrebbe essere proprio una riflessione di Elsa Morante: “Che il segreto dell’arte sia qui? Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare”.

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