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Archive for luglio 2012

E’ una storia di tempo. Che è fondamentale in tutto, ma destinico in amore.

Per me, che da tempo mi occupo di tempo, è stata una potente breccia in una miriade di dimensioni parallele. Quelle in cui i nostri io pongono in essere le scelte che noi non facciamo.

Q è Quentina, la giovane di cui si innamora il protagonista, uno scrittore. Insieme e da subito condividono ideali, sogni, progetti. Sanno di essersi trovati, il matrimonio è dietro l’angolo. Senonché una telefonata dell’io futuro dello scrittore allo scrittore stesso gli vieta di prendere quella decisione. Con motivazioni inappellabili.

Da quel momento ogni scelta /non scelta sembra portare il protagonista sempre più lontano da Q, con io futuri che gli impongono altre scelte / non scelte per vivere al meglio la sua vita. Che è stata la loro. Ma che sta diventando la sua. In un progetto continuo e caleidoscopico che va facendosi nel suo farsi. Con le tessere di una vita che sembrano, come in un puzzle, andare comunque nel posto a loro destinato.

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Elliott Erwitt, “California” – 1955

Ultimo giorno della mostra “Personal Best” del fotografo Elliott Erwitt a Venezia.

Una selezione alla Giudecca di 140 fotografie, per raccontare la carriera di questo maestro dell’arte fotografica.

Sguardo empatico e tagliente nei suoi scatti giornalistici, ma anche nei ritratti di tante celebrità, da Jacqueline Kennedy a Marilyn Monroe, da Che Guevara a Richard Nixon.

Ironia e complessità nelle sue immagini in bianco e nero. La vita a scorrere, nei suoi molteplici aspetti, di fronte al suo obiettivo.

L’altra mostra che chiude in giornata è “Madame Fischer” a Palazzo Grassi, una personale dell’artista Urs Fischer che lavora sugli oggetti della vita quotidiana, rivisitati in chiave inedita, per raccontare la liquidità del nostro tempo. Lasciando sempre ogni opera aperta all’interpretazione dello spettatore.

Urs Fischer, “Fishing line, croissant and butterfly” – 2009

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Frida Khalo, “Viva la vida” – 1954

È il frutto dell’albero della sete.
È la balena verde dell’estate.

L’universo secco
all’improvviso
cancellato
da questo firmamento di freschezza
lascia cadere
la frutta
traboccante:
si aprono i suoi emisferi
mostrando una bandiera
verde, bianca, scarlatta,
che si scioglie
in cascata, in zucchero,
in delizia!

Cassaforte dell’acqua, placida
regina
del fruttivendolo,
bottega
della profondità, luna
terrestre!

Pablo Neruda, da “Ode all’anguria”.

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Chissà se la mente umana al fresco associa di più la gamma dei verdi o dei blu?

E voi? Volendo fresco pensate di più ad un prato verde in ombra o ad un mare blu cristallino?

O forse il colore “voglia di fresco” è associato ad un elemento, l’acqua, di cui è fatta la vita stessa?

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Fu una notte magica quella di trent’anni fa, l’11 luglio 1982.

Finale dei Mondiali di Calcio. Stadio Santiago Bernabéu di Madrid. Italia contro Germania Ovest.

Storico il punteggio di 3-1 per gli Azzurri, liberatorio l’urlo di Marco Tardelli al fischio finale dell’arbitro, indimenticabili le parole del telecronista Nando Martellini: “Palla al centro per Muller, ferma Scirea, Bergomi, Gentile, evviva è finita! Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo!!!“.

E l’Italia intera in preda ad emozioni memorabili.

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Eugene Delacroix, “Il naufragio di Don Giovanni” – 1840

Succede ancora. Ora come allora.

Scappi da un luogo senza aria per andare a respirare.

E scegli, costretto, il mare. Perché unisce. Quando non uccide.

O forse siamo noi a non salvare. Facendo finta di scordare.

Uomini, catene, asfissia. Ancora. Ora.

Ps: dei 55 uomini in fuga su un gommone dalla Libia, un solo superstite. Con un incubo negli occhi e la disidratazione nel cuore.

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La terza fiammata africana a portarci temperature e caldo da record ha il nome di Minosse, il mostruoso giudice infernale a cui Dante fa muovere la coda tante volte quanti gradi di giudizio meritano le anime.

A proposito di gradi, sfiorati i 40° nel nostro profondo Sud. Che sono poi, grado più grado meno,  i 100 °Fahrenheit toccati a New York. La globalizzazione…

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E’ il suono delle Diomedee quello che sta accompagnando il mio primo assaggio di mare.

E’ acuto, selvaggio, libero. E liberatorio. Per loro e per chi lo ascolta.

Soprattutto quando a squarciagola, tutti insieme, condividono il loro benessere. Raccontando in volo la gioia.

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Un omaggio a Pier Paolo Pasolini.

Meglio, un atto d’amore nei confronti di quel Fondo Pasolini, di cui l’anima è sempre stata l’attrice Laura Betti.

Lavorando su quel dedalo di carte, sotto l’occhio tutelare di una bisbetica Betti, Emanuele Trevi “incontra” quasi realmente il poeta friulano.

Insieme a molti suoi misteri. Come quella P del suo ultimo ed incompiuto romanzo “Petrolio”, del 1992. Un anno che sembra segnare una linea d’ombra per il nostro Paese. Con Tangentopoli crollava un sistema, con le stragi di Falcone e Borsellino crollava la speranza.

Ps: fino agli ultimi voti scrutinati ieri sera al Ninfeo di Villa Giulia a Roma sembrava Emanuele Trevi il vincitore del Premio Strega. Ma una manciata di voti finali ha fatto tagliare il traguardo ad Alessandro Piperno col romanzo “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi”. Da tempo si dice che questo Premio sia “guidato” dalle case editrici, soprattutto da quelle potenti. Un caso la vittoria di “Mondadori” piuttosto che “Ponte alle Grazie”?

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Sono l’essenza della delicatezza. Amano infatti essere sfiorati più che toccati.

Un solo gesto fuori misura può compromettere la loro integrità.

Ma sono le fiamme che portano tatuate addosso a raccontare il loro destino.

Che è fatto di morbidi tuffi in pastella color pastello.

Che poi diventano tuffi arditi e acrobatici nell’olio bollente.

Per planare infine su carte assorbenti, dove il loro riposo sarà breve.

Perché è il gusto di croc leggero a completare il loro magico ciclo vitale.

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