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Archive for settembre 2011

Era il 30 settembre 1955 quando si interrompeva tragicamente, a soli 24 anni, la vita di James Dean. In un incidente sulla sua Porsche 550 Spyder con cui doveva partecipare ad una gara automobilistica.

Proprio come quella tragica corsa di auto girata su pellicola qualche mese prima, nel film “Gioventù bruciata”, con cui Dean divenne un’icona culturale recitando il ruolo del ribelle adolescente Jim Stark. Un titolo che  divenne presto un modo di dire per “i giovani ribelli senza una causa”.

Ma sono le stesse, profetiche, parole di James Dean a raccontare la sua fulminea parabola umana: “Credo ci sia una sola forma di grandezza per l’uomo. Se un uomo può colmare il vuoto tra la vita e la morte. Voglio dire, se riesce a vivere anche dopo che è morto, allora forse quello era un grand’uomo. Per me l’unico successo, l’unica grandezza, è l’immortalità.

Hai avuto successo, James. Purtroppo.

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Da oggi 29 settembre a domenica 2 ottobre la rassegna 2011 di “Torino Spiritualità”. L’edizione di quest’anno, la settima, ha per titolo “IN FINE – Vivere sul limite dei tempi“, ovvero il rapporto tra l’umanità e l’idea della fine dei tempi.

Inaugurazione stasera alle ore 18 nella Chiesa di San Filippo Neri, con l’intervento di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, intorno all’Apocalisse, un termine che è divenuto sinonimo di “catastrofe” quando in realtà è “rivelazione” di Gesù Cristo.

Sono in programma interventi di filosofi e teologi, da Umberto Galimberti a Vito Mancuso, psichiatri e scrittori, da Vittorino Andreoli a Mauro Corona, per citarne alcuni. Sarà l’occasione, per tutti noi, di riflettere su fondamentali tematiche esistenziali, prendendoci una pausa “sul limite dei tempi”.

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Gli agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace e le persone che – colpite come vittime o semplicemente scandalizzate da casi come quello della pedofilia – soffrono a causa dei peccati commessi da uomini di Chiesa e hanno desiderio di un cuore puro, sono piu’ vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli ‘di routine’, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede“.

Papa Benedetto XVI nell’omelia del 25 settembre 2011 a Friburgo, davanti a 100 mila fedeli.

In un mondo in cui la “facciata” è stata eretta a sistema, sembra una picconata alla facciata stessa. Inaspettata, e spiazzante. Quindi potente.

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In lutto il mondo del fumetto e della cultura italiana per la scomparsa dell’editore e fumettista Sergio Bonelli, al cui nome sono legate generazioni di lettori di Tex Willer e Dylan Dog.

Suo padre Gian Luigi fu il creatore del ranger del Texas, ma Sergio continuò a svilupparne la storia, pur trovando una sua strada da quella pesante eredità, a partire dallo pseudonimo che sceglie, Guido Nolitta, per non essere confuso col padre. Dà poi vita a nuovi personaggi quali Zagor e Mister No, dedicandosi quindi all’editoria in modo illuminato, scommettendo su giovani scrittori come Tiziano Sclavi, inventore di Dylan Dog.

Possiamo solo immaginare le sensazioni dei suoi “eroi” oggi: Mister No, suo “figlio” prediletto, a piangerlo da solo in qualche foresta, Dylan Dog ad investigare sul “misterioso viaggio” di Sergio, suo “fratello” Tex a ricordarlo con Kit Carson intorno ad un falò.

Tutti più soli. Compresi noi.

Ps: un affettuoso pensiero a mio papà Sergio che ora “incontrerà” uno dei suoi miti, Sergio Bonelli.

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Miquel Barcelo - Manifesto ultima corrida a Barcellona - 25 settembre 2011

Ieri sera è definitivamente calato il sipario sulla corrida, la “Festa Nacional”, in Catalogna. All’Arena Monumental di Barcellona è andato in scena, di fronte a 18.000 persone, l’ultimo atto di un antico e sanguinario rito. Dal gennaio 2012 sarà infatti fuori legge la tauromachia in Catalogna per effetto del voto espresso lo scorso anno dal Parlamento regionale. Del resto negli ultimi anni la corrida è diventata sempre meno popolare, anche per il focus posto dagli animalisti sulle sofferenze inferte ai tori per puro spettacolo, peraltro cruento.

Eppure come non pensare a certe pagine di Ernest Hemingway sulla corrida raccontata come forma di tragedia? In “Morte nel pomeriggio” arriva a descrivere il torero come un uomo (forse L’Uomo) che sfida la morte acquistando dallo scontro l’immortalità: “La corrida non è uno sport nel senso anglosassone della parola, vale a dire una gara o un tentativo di gara tra un toro e un uomo. E’ piuttosto una tragedia; la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall’uomo insieme e in cui c’è pericolo per l’uomo ma morte sicura per l’animale.

Da oggi saranno i tori a poter recitare il sottotitolo del suo “Fiesta”: “Il sole sorgerà ancora”.

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Il gioco della petanque

Se volete sviluppare la vostra dottrina interiore, oltre che la vostra abilità nel gioco delle bocce, evocate mentalmente lo scenario di un campo, liscio o ondulato, come usa talvolta dalle mie parti, il tiro del boccino soppesato nella mano, il colpo del polso che lo libera, il volo, il soffuso rumore dell’atterraggio, lo sbuffo del velo di sabbia che copre il terreno di gioco, i pochi centimetri di rimbalzo fino al punto di fermata. Ora state prendendo la boccia. Fatela scivolare come un’idea fissa, che avanza lenta e inesorabile verso il punto in cui deve fermarsi, oppure scegliete una traiettoria più tesa verso la boccia avversaria, mirando a rimpiazzarla con un colpo secco.

Stefano Bartezzaghi, da “Sedia a sdraio”.

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Tempo di vendemmia

La vendemmia è un gran bel fare. Se c’è stato un buon pensare. Perché quelle perle zuccherine arrivano da un tempo lontano, da una scommessa fatta con la vigna. E per compagne pazienza e tempestività. E’ con loro che si  fa vendemmia.

E se hai la fortuna di far parte di quel rito magico e antico, sentirai che una parte di te, quella che raccogliendo i grappoli con fatica e cura ha sognato e pensato e sorriso, scenderà nei tini a fermentare insieme all’uva, per poi giungere in essenza in una bottiglia che farà festa e condivisione e calore intorno ad una tavola.

Ecco la circolarità di ogni azione. Sta in quei passi tra i filari di vigna. Con le mani cariche di bolle di nettare e la mente al loro orizzonte.

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E’ autunno…

Che dolcezza infantile

nella mattinata tranquilla!

C’è il sole tra le foglie gialle

e i ragni tendono fra i rami

le loro strade di seta.

Federico Garcia Lorca, “Mattino d’autunno”

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Equinozio

EQUINOZIO: dal latino “equi-noctis“, “uguale alla notte”, sottintendendo la durata del giorno uguale a quella della notte. Due sono gli equinozi annuali, il 20 marzo e il 22 settembre, e rappresentano i due momenti in cui il Sole è all’intersezione tra l’eclittica e l’equatore celeste, dando così inizio alla primavera e all’autunno.

Nell’antichità il momento di equilibrio tra la luce e il buio ha sempre segnato un rito di passaggio: per le culture contadine è il tempo della raccolta prima dell’arrivo della stagione fredda, per quelle mistiche è l’occasione per affidare i propri desideri all’Universo.

L’equinozio di settembre segna il primo giorno di ingresso del Sole nel segno della Bilancia. Nello Zoroastrismo si celebra la festa della condivisione dell’amore.

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Prendete quanti fichi vi piacerà mangiare. Neri o verdi dipende da voi e dalla loro presenza sui banchi del mercato. Se siete alquanto fortunati li avrete raccolti direttamente dalla pianta. L’importante è che i fichi si presentino spaccati, col loro nettare sanguigno già pronto a tentarvi.

Ponete molta cura nel maneggiarli. Non dimenticate che sono frutti degli dei.

E poi sedetevi sotto un pergolato, col sole settembrino ad accarezzare il vostro tempo e i vostri pensieri. E lentamente, come lo richiede un frutto un po’ proibito, fate vostre queste carnose gocce settembrine…

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