Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for marzo 2011

La Parola

LA PAROLA

Tsunami: voce giapponese, propriamente “onda (nami) contro il porto (tsu)”.

E’ curioso che intorno al 1950 un gruppo di scienziati americani la scelse, accorgendosi che in inglese non esisteva una parola idonea ad indicare un’onda di maremoto con effetti tanto devastanti sulla costa su cui si abbatte. In effetti oggi è utilizzata in tutte le lingue del mondo, e anche figurativamente lo si usa per un evento drammatico che fa sparire disastrosamente qualsiasi boa di riferimento dall’orizzonte della persona coinvolta.

Read Full Post »

L’Arte

“La grande onda” di Katsushika Hokusai (1890)

L’opera più nota di Hokusai, “La grande onda” presso la costa di Kanagawa, è una delle 36 vedute del monte Fuji a cui lavorò il pittore.
Il vulcano è sullo sfondo, nella sua immobile eternità, ma è l’onda a catturare l’intera attenzione di chi guarda, a tal punto che le barche di pescatori, su cui sta per richiudersi l’onda, quasi sfuggono alla prima occhiata. Un’onda che si fa bassa, al centro del dipinto, creando così un vuoto per farsi alta e risucchiare tutto in se stessa. E’ il messaggio di Hokusai: per rendere il vuoto sulla carta, diceva, bisogna aver fatto il vuoto dentro di sé, così da far risuonare l’energia del mondo.
Forza della natura versus fragilità dell’uomo.
A raccontarci, a più di un secolo di distanza, la tragedia nipponica di venti giorni fa.

Read Full Post »

La limpidezza di un sorriso

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me  un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto”.

Eugenio Montale  (da “Ripenso il tuo sorriso”, in “Ossi di seppia”).

Read Full Post »

Lo so. Non ho ancora detto nulla a tal proposito. Ma di solito non scrivo sull’onda dei fatti mentre stanno accadendo. Ho bisogno di far decantare gli eventi. Sempre. Forse illudendomi che prendano una forma compiuta, e che da soli possano esprimersi.

Ma intorno ai fatti di Libia mi sono resa conto di aspettare a dipanare il filo del racconto e della riflessione non per questioni di “cantina”, per riuscire così a distinguere “le note di testa”, bensì per una sensazione invasiva e destabilizzante di disagio. E l’impressione è che questo disagio lo proviamo in diversi, perché ovunque giriamo il “vaso Libia” la sbrecciatura è evidente.

Il vocabolario, alla parola “disagio”, recita: “condizione o situazione sgradevole per motivi morali, economici, di salute”. Perché, ammettiamolo, è davvero “sgradevole” (ma resta un eufemismo, come “disagio”) bombardare chi fino all’altro giorno veniva omaggiato a suon di baci, tappeti rossi e ragazze (forse secondo l’antico costume per cui all’ospite, in quanto sacro, si fa dono anche della propria donna). Eppure era già dittatore (ma la real politic ci ha abituati ad intrattenere rapporti con tutti perché “gli affari sono affari”…) , e mai illuminato se non dall’energia del proprio gas e petrolio, che arriva però anche nelle nostre italiche case (ahi, il disagio…) di personcine per bene dedite alla democrazia. E che dire degli investimenti del colonnello direttamente nei forzieri di una delle nostre più antiche Casse di Risparmio? “Pecunia non olet”, dicevano gli antichi. Solo che qui è il caso di turarsi il naso per afrori di varia provenienza.

Un organismo internazionale che mostra sempre più il suo lato debole in caso di decisioni urgenti. Potenze che si sentono presuntuosamente migliori di altre, a tal punto da sentirsi guida per spedizioni di non ben chiaro ingaggio e obiettivo. Una guerra approntata per il rispetto di una no fly zone che vede il cielo di Libia paradossalmente mai tanto trafficato. E intanto a terra civili che, mentre lottano orgogliosamente e tenacemente per la libertà del loro Paese, rischiano però a destra e a manca, perché il raiss li stermina quando non li usa come scudi umani, e dall’alto può arrivare la morte, oltre che la liberazione, perché le bombe, si sa, proprio intelligenti non sono. Che brutto affare la guerra. Che bruttissimo affare la guerra di Libia.

E siccome ovunque mi giri sento che facciamo danno, anche solo con un’opinione, mi è altrettanto  difficile guardare a Lampedusa e al mare di Sicilia, dove ad essere politicamente corretti è giusto e sacrosanto tendere la mano ai disperati in arrivo dal mare, ma il nostro piano qual è? Solo aspettare che il mare ingrossi, la guerra finisca, Lampedusa si sposti? E la girandola di parole in questi giorni, alla sottile ricerca di distinguo tra profughi e clandestini, rifugiati politici e possibili cellule terroristiche?

Non riesco a trovare il capo della matassa-riflessione da dipanare. Non ci riesco proprio. Forse ho ancora necessità di lasciar decantare i fatti. Anche se qui bisognerebbe agire, con avvedutezza e determinazione. E forse con una visione un po’ più prospettica. Ma questo è il lavoro della politica, da sempre. Almeno fino a ieri. Oggi altri compiti, meno prospettici e più privatistici, incombono. Anche per questo provo disagio.

Ecco perché fino ad oggi dell’affaire Libia non ne avevo ancora parlato.
E comunque il disagio, a riguardo, continua ad abitarmi.

Read Full Post »

La Citazione

LA CITAZIONE

Ogni anno, le prime ore dell’ora legale ci prendono alla gola.Non è soltanto uno spostamento in avanti del tempo e della luce. La stupefacente sera si lascia rimirare nell’ora in cui non siamo più indaffarati, mentre il mondo rincasa e tutti ciondolano per le strade alla fine del lavoro, con il naso per aria. Tra le sette e le otto restiamo a guardare questo supplemento di edificio celeste.” – Tiziano Scarpa (da “La vita, non il mondo”).

Read Full Post »

La Musica

LA MUSICA

“La Primavera” di Vivaldi e “Primavera”di Ludovico Einaudi (dal cd “Divenire – 2006)

Il primo brano è da risentire, perché la primavera vivaldiana è il vivo racconto in note dell’arrivo di questa stagione. In tutti e tre i suoi movimenti. Dall’allegro, col canto degli uccelli e lo scorrere dell’acqua (tuoni e fulmini sullo sfondo, un effetto quasi visivo), al largo col riposo del pastore, il latrato del suo cane e il fruscio delle foglie, all’allegro ancora con la danza finale di ninfe e pastori.

Il secondo brano, quello di Einaudi, ha i colori musicali di questa stagione: levità, intensità, malinconica dolcezza. Da sentire alla luce del tramonto.

Read Full Post »

IL LIBRO

“La delicatezza” di David Foenkinos (2010 – edizioni e/o)

E’ una qualità che abbiamo dimenticato, forse per la sua insita fragilità. Eppure a volte la delicatezza diventa protagonista inaspettata, scardinando vite che sembrano ormai definitivamente decise. E’ un libro in cui un capitolo può semplicemente riportare una battuta di un film, o una definizione del vocabolario, o gli ingredienti di una ricetta, o la posologia di un medicinale. E nulla è per caso. Perché Nathalie, la protagonista, è una donna che viene sorpresa. Perché Markus è l’uomo che la sorprende, perché come dice l’autore “quella donna gli aveva amputato il sonno”. Certi passaggi sono un esercizio alla riflessione (“All’inizio di un rapporto si potrebbe quasi analizzare ogni bacio. Tutto si staglia perfettamente in una memoria che progredisce lenta nella confusione della ripetizione”), altri sono un invito lieve a lasciarsi andare (“Nathalie cominciò a baciarlo con foga. Un lungo e intenso bacio, di un’intensità adolescenziale”), altri ancora uno dei quesiti banali ma non troppo che ci si pone in certe situazioni (“che si fa quando una bella donna ti bacia senza una parola di spiegazione?”).

Da gustare lentamente, perché i toni della leggerezza rendono questo libro un assaggio di primavera. E di delicatezza.

Read Full Post »

Il Film

IL FILM

“Primavera, estate, autunno inverno… e ancora primavera” di Kim Ki-duk (2003)

Già nel titolo respirano le stagioni, e la primavera ha un respiro di ritorno. La fotografia è superba (quasi un esercizio di calligrafia) ma leggera (la danza del monaco buddista sul ghiaccio rimanda al pensiero di Gurdjieff  e ad alcune canzoni di Battiato). Un monastero coreano, in cui passa il senso della vita attraverso episodi minimi, ci riconcilia con la circolarità energetica del cosmo. Perché il nostro umano passo si adatta alle stagioni, e la primavera, col suo nuovo inizio, porta inscritto un messaggio per ciascuno, qualsiasi sia la stagione di vita. E poi questi fotogrammi regalano un respiro più tranquillo, profondo, in intima connessione col Tutto. Insomma, una parabola Zen.

La particolarità: l’eremo galleggiante è stato costruito appositamente per il film e poi distrutto. Il lago coreano di Jusan è anch’esso artificiale, allestito 200 anni fa, ed è parte di un parco nazionale in cui non è consentito alcun edificio.

Read Full Post »

Con l’arrivo della primavera suggerisco, quale luogo da respirare, una panchina. Già, una panchina, una parentesi che possiamo aprire per noi stessi. Per “perdere” qualche battuta di tempo, ritrovandola altrove.

Ognuno di noi ha le sue panchine. Scegliete le vostre.

Io ne ho una Venezia, in cui immagino sempre di trovarci Corto Maltese, non seduto bensì in piedi, a fianco della stessa, lo sguardo oltre. Si trova in Campo San Pietro di Castello, nel defilato sestiere di Castello. E’ un luogo scenografico, solitario e suggestivo, unico campo a Venezia rimasto a prato e alberi come un tempo. Ogni volta che entro in questo campo mi viene da farlo in punta di piedi per non rompere il silenzio magico delle sue quinte naturali. E per non disturbare i pensieri di Corto…

Ho poi una panchina per le pause del quotidiano, a Torino, nel giardino di Piazzetta Maria Teresa, che mi ricorda la Parigi di Place des Vosges, in uno dei cui angoli sta la casa di Victor Hugo. Come il suo corrispettivo parigino anche questo giardino è quadrato, incastonato tra edifici che non lo rendono visibile finché non ci si trova al suo interno. Si respira un’aria a tratti bohémien, gli stessi alberi presentano chiome un po’ zingare. E l’orologio rallenta la sua corsa…

Infine ho una panchina davvero speciale. Si trova dove mai ti aspetteresti di trovarla, su una stradadi montagna di mare (sì, quasi un ossimoro…), di quelle liguri, dove la terra è terrazzata sull’acqua. Già, eppure è lì. O perlomeno c’era. L’ho vista solo una volta, dopo aver detto a chi guidava, essendoci persi, “ci fosse almeno una panchina su cui sostare per un momento”. All’uscita dal tornante lei, la panchina, era lì, omaggio prezioso e inconsapevole del mio cavaliere. E io, per un momento, fui castellana della “mia” panchina.Un monito al fatto che il mondo a volte congiura, come dice Coelho, per la realizzazione dei nostri desideri.

Buone panchine!

Read Full Post »

Ciliegi in fiore

“Voglio fare con te / ciò che la primavera fa con i ciliegi” – di Pablo Neruda (da “Giochi ogni giorno con la luce dell’universo”).

Un omaggio al Giappone che sente come una rinascita la “Festa dei ciliegi in fiore” (Hanami).

Read Full Post »

Older Posts »